1. Die Antwoord, I fink you freeky

Oh, ma Ciprì e Maresco a Città del Capo? A guardare il video di questa stramba hit del collettivo hardcore rap sudafricano (nuovo album: Ten$ion), tutto freaks e topi e immaginifica sgradevolezza, vengono in mente Cinico Tv, Eminem quando era in vena, David Lynch e il Cottolengo vecchio stile. Nel loro tiro rave maniacale di ninja alieni intrappolati negli slum di District 9, declamano sconcezze in slang inglese e afrikaans su febbrile palpito elettronico: e li si sente innamorati, nel loro modo carnale e un po’ ributtante, delle diversità dolenti della vita.

2. Karenina, Le macchine da scrivere

O erano “per scrivere” (c’è chi su questo è fissato, anche se sono semiestinte)? Tom Zé usava i battiti e il carrello come base ritmica su cui sospingere una ballata surrealista; e Paolo Conte narrava di “parole d’amore scritte a macchina” (le sentenze di divorzio). Ribatte sul vecchio hard­ware scribacchino anche questo gruppo indiepop lombardo, accorato e umorale al punto da essersi ribattezzato (comprensibile: prima, erano i Triste Colore Rosa). Oltre a Olivetti e Tolstoj, ci sono idee e violoncelli e l’album Il futuro che ricordavo.

3. Ed Laurie, High above heartache

Oh, ma un londinese a Bolzano? Ed Laurie è un sensibilone con la chitarra e il cuore spezzato, stile Nick Drake o Tim Buckley. Spuntato fuori di recente, dal passaparola di iTunes, si è imboscato nel capoluogo altoatesino a poetare insieme a un trio di jazzisti locali, i Fatish, più un vibrafonista napoletano e un violinista svizzero, improvvisando e cantando e suonando (alla Astral weeks di Van Morrison) senza tanti trucchi da studio, finché non è uscito questo album, Cathedral, struggente e misurato. Una storia d’amore con la musica, scritta tutta a mano.

Internazionale, numero 937, 24 febbraio 2012

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