Caravaggio all’Avana
- 3 ottobre 2011
- 14.38
Senza distogliere lo sguardo, Narciso contempla l’acqua in cui è riflessa la sua immagine, dove a tratti intravede anche i bagliori di una città di colonne distrutte e vetrate colorate. Dal 23 settembre il quadro di un giovane che si specchia in un lago, attribuito a Michelangelo Merisi da Caravaggio, è esposto nella sala universale del museo delle belle arti dell’Avana.
Il re del chiaroscuro è arrivato fin qui, in questa città caraibica dove abbondano sole e penombra. È arrivato sotto la custodia della compagnia aerea Blue Panorama, insieme ad altre dodici opere appartenenti al barocco italiano. Dopo l’inattività di agosto, questa esposizione torna a farci sentire parte del mondo e del villaggio globale. Gli studenti universitari guardano il Narciso con occhi avidi, i curatori del museo sentono di avere un’opportunità unica nella loro vita e chi vaga di notte per l’Avana vecchia si chiede perché tanto chiasso solo per una “tela dipinta”.
Se l’inquieto milanese si scuotesse di dosso la polvere dei secoli e percorresse le nostre strade troverebbe i suoi modelli di una volta: le prostitute, i mendicanti, gli esclusi e anche i giovani incantati dalla loro stessa bellezza. In questa città impermeabile al tempo, Caravaggio troverebbe molti cubani sovrappensiero e distratti, che cercano di non spingere il loro sguardo troppo oltre. Centinaia di migliaia di Narcisi, rifugiati negli unici beni che oggi gli sembrano sicuri: la loro giovinezza, il loro corpo, la loro bellezza.
Traduzione di Sara Bani.
Internazionale, numero 917, 30 settembre 2011