Sabhan è un uomo d’affari di 51 anni. Ha invitato me e altri due scrittori a parlare dello spinoso argomento della regione sunnita e del federalismo su base religiosa in generale. Sabhan è originario di Tikrit, la città a maggioranza sunnita a 150 chilometri da Baghdad dove è nato Saddam Hussein. Nel 2003 Sabhan si è trasferito nella capitale, dove ha fondato un quotidiano per cercare di avere un peso nella politica nazionale. Fino al 2005 ho collaborato anch’io con il suo giornale.
Cinque anni dopo il nostro primo incontro, Sabhan è più grasso, si tinge i capelli e fuma sigari cubani. Sorseggiando Chivas Regal sospira profondamente e dice: ”Gli abitanti di Tikrit e di altre città sunnite come Mosul cominciano a pensare che, se gli americani lasciano l’Iraq, è molto più sicuro avere la propria regione”.
“E tu, che sei un uomo d’affari, cosa ne pensi?”, gli chiedo mentre lui continua a bere whisky.
“Io? Che posso dire? È la vostra opinione come scrittori e osservatori indipendenti che m’interessa”.
“Ma sappiamo che molti uomini politici e partiti, incluso il blocco sunnita più importante, la coalizione Al Iraqiya, respingono la richiesta di creare un federalismo su base religiosa perché pensano che possa dividere l’Iraq”, insisto.
“Non credergli. Quei politici fanno due discorsi diversi: uno per l’opinione pubblica e uno per gli incontri riservati, come il nostro. Io li incontro due volte a settimana. Credono che il federalismo sia l’unica soluzione per i sunniti. Quando gli americani si ritireranno, si troveranno ad affrontare la maggioranza sciita nelle strade, nel parlamento e nell’esercito”.
“Tu sei d’accordo con loro?”.
“Tu mi conosci, Zuhair. Sono un uomo laico. Non mi fido di questi politici, sunniti o sciiti che siano. Corrompono il paese. Tuttavia credo che sia una soluzione pratica, se, e solo se, riusciamo a contenere la crisi politica attuale”.
“Comunque, Sabhan, sarebbe un’altra divisione in un paese già spezzettato”.
“Gli uomini d’affari come me la vedono in maniera molto diversa dai politici. Gli affari non credono alle frontiere: uniscono il paese. Io faccio affari in Kurdistan, a Tikrit e a Bassora, e non m’importa se sono città curde o sunnite. Sono solo affari…”.
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