“Sembra che non stiamo andando da nessuna parte”. L’intero processo politico dipendeva dall’incontro del 9 luglio tra i leader dei partiti politici iracheni organizzato dal presidente Jalal Talabani.

Il confronto tra i rappresentanti dei partiti era un fatto importante. Oltre al presidente Talabani, erano presenti il primo ministro Nouri al Maliki, il portavoce del parlamento Usama al Nujeify, il capo della coalizione Al Iraqiya, Iyad Allawi, e Roz Nouri Shawes, a nome del presidente del Kurdistan.

Secondo il comunicato stampa ufficiale, nell’incontro si è discusso “dei recenti sviluppi politici, oltre che della presenza delle truppe statunitensi nel paese”.

Subito dopo il primo incontro, ho chiesto a uno dei partecipanti se fosse stato un confronto positivo e utile. La sua risposta è stata: “A essere onesti, è stato il nulla. Ognuno si è lamentato dell’altro. Può considerarsi questo positivo?”.

Nel secondo incontro ci saranno molte sfide urgenti, accanto al compromesso tra Iyad Allawi e Nuri al Maliki. Bisogna occuparsi dei bombardamenti quotidiani da parte dell’Iran a nord, del conflitto con il Kuwait per il porto di Mobarak a sud e della presenza dell’esercito statunitense, dopo il ritiro previsto per la fine dell’anno.

Le differenze tra le due coalizioni riguardano molti elementi, tra cui il disegno di legge sul National council for strategic policies. La coalizione Al Iraqiya vorrebbe che a presiederlo fosse il proprio leader, Allawi, mentre la Coalizione nazionale sostiene che la posizione di Allawi gli garantisce la carica di segretario generale, non di presidente. Ci sono poi altre divergenze in merito all’assegnazione delle cariche nel ministero per la sicurezza, dove entrambe le parti rifiutano i candidati proposti.

Un giovane manifestante che a piazza Tahrir, nel centro di Baghdad, mostra un cartello con lo slogan “Ora basta!”, fa questo commento: “Sembra che vogliano continuare a sprecare il nostro tempo in incontri che non portano nessun risultato. Intanto siamo noi, i normali cittadini, che soffriamo con queste temperature oltre i 47 gradi e che veniamo uccisi ogni giorno”.

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