“Devono dimettersi subito o li faremo dimettere noi scendendo in piazza”. I giovani attivisti iracheni si si stanno mobilitando contro il governo su Facebook dopo lo scoppio dello scandalo dell’elettricità.

Tutto è cominciato con la pubblicazione di un rapporto che accusava Raad Shallal, ministro dell’elettricità, di aver siglato per conto del ministero contratti con compagnie false, per un valore di 1,7 miliardi di dollari. Poco dopo il primo ministro Nouri al Maliki ha ha deciso di estromettere Shallal dal gabinetto di governo.

“Ma questo non basta”, dice Riza, uno degli attivisti. “Anche Hussein al Shahristany, il vice per gli affari energetici di Al Maliki, ha avuto un ruolo nello scandalo. Le persone che soffrono per la mancanza di elettricità mentre le temperature raggiungono i 52 gradi, dovrebbero saperlo, e opporsi”.

“E che dire dello stesso primo ministro?”, chiede un altro attivista. “Sicuramente sapeva di quei contratti perché gli ha firmati”.

Riza mi spiega che il cosiddetto Comitato per il coordinamento dell’iniziativa popolare ha deciso di concedere ad Al Maliki un’ultima “chance”. Trenta giorni. Il termine scadrà il 9 settembre. Entro quella data il primo ministro avrà dovuto rassegnare le sue dimissioni.

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