L’altra notte ho ricevuto la telefonata di un amico in piena notte: “Non venire a Baghdad in questi giorni”.

“Cos’è successo dopo la mia partenza per Erbil?”. “Gli assassini si sono dati molto da fare”. Ho dato un’occhiata alle ultime notizie e ho visto che era vero: dieci morti e dodici feriti in un giorno (5 ottobre). Il mio amico era scampato a un attentato un mese fa e allora mi disse: “Non riesco a dimenticare la sua faccia, quella dell’assassino. Aveva circa l’età di mio figlio. Era a viso scoperto. Pallido. Mi ha guardato in faccia prima che il mio autista riuscisse a fare manovra e fuggire”.

Almeno cinque bande sono state smantlete nelle ultime due settimane. Molti dei giovani che ne facevano parte vengono definiti dalle forze di sicurezza “membri di Al Qaeda o dell’ex partito Baath”, che ha guidato il paese per 35 anni fino al 2003.

Secondo il mio amico gli omicidi aumenteranno nel prossimo futuro. La sua pessimistica previsione nasce dalla fase politica che stiamo passando. I tre leader del blocco della magioranza (Al Maliki , Allawi e Al Hashimi) hanno abbandonato i colloqui indetti dal presidente Jalal Talabani.

Il mio amico, che fa il funzionario ministeriale, crede che la sua vita sia in pericolo: “Finché le parti politiche non troveranno un accordo per nominare un responsabile della difesa e della sicurezza, rimarremo incastrati in questo circolo di sangue”.

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