Raghad ha 31 anni e solo da poco tempo è uscita dall’Iraq per la prima volta.
“Per andare a Parigiii!”, racconta.
Era entusiasta anche perché era la prima volta che prendeva l’aereo. Raghad fa parte di quella generazione di donne irachene che non hanno mai potuto lasciare il paese per colpa delle guerre e delle sanzioni, e che conosce il mondo esterno solo attraverso la tv.
“Certe volte mi chiedevo se esiste davvero un mondo senza guerre e violenza, dove le donne possono camminare per strada senza fretta o paura”, dice. “Se immaginavo di andare all’estero, al massimo pensavo di andare a Istanbul. Non avevo mai immaginato di andare a Parigi o a Londra”.
Per tutto il viaggio in aereo Raghad è rimasta tesa e in silenzio, tenendo stretti i braccioli della poltrona e lanciando sguardi spaventati quando l’aereo incontrava delle turbolenze.
Appena abbiamo lasciato i bagagli in albergo mi ha pregato di portarla alla torre Eiffel. Lì si è fatta fare una cinquantina di foto, in ogni angolo della torre.
“Le mostrerai a tuo marito?”, le ho chiesto.
“No! Sono per me: voglio la prova di esserci stata davvero, e non solo in sogno”.
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