La stampa statunitense condanna l'immunità concessa ai dipendenti della Blackwater che hanno testimoniato riguardo alla strage di civili del 16 settembre 2007 in Iraq.
In questo modo, sostengono molti quotidiani, si compromettono non solo le indagini, ma anche la possibilità di perseguire penalmente i colpevoli dell'uccisione di 17 civili iracheni.
Il Los Angeles Times scrive che gli Stati Uniti avevano promesso a Baghdad di trovare e condannare i colpevoli. L'indagine, a detta dell'amministrazione Bush, doveva essere giusta e obiettiva.
Ma non lo sarà, scrive il quotidiano californiano, "perché il Bureau of diplomatic security (Bds), il braccio investigativo del dipartimento di stato, ha compromesso l'inchiesta con una disonesta promessa di immunità a dei potenziali sospetti. Il Bds sembra avere dei rapporti molto stretti con Blackwater – i cui agganci politici sono ben noti – e non avrebbe mai dovuto prendersi carico delle indagini. Washington vorrebbe che l'Iraq prendesse il sistema legale statunitense come esempio. Ma l'incapacità di condurre un'indagine in modo appropriato o di condannare dei contractor che avevano licenza di uccidere fa apparire molto vuota l'idea di giustizia americana".
"La credibilità del nostro paese, già danneggiata dalla disastrosa condotta della guerra in Iraq, ha sofferto un nuovo duro colpo", scrive il Miami Herald. "Anche se ora è l'Fbi a occuparsi del caso Blackwater, il danno è fatto. Nessuna delle informazioni ottenute nel corso dei primi interrogatori potranno essere usate contro i contractor. L'Fbi potrà interrogarli di nuovo ma dovrà sottostare a delle grosse limitazioni".
"Quale modo migliore per mostrare agli iracheni che manteniamo le promesse?", si chiede con sarcasmo il Seattle Post-Intelligencer. "Quello che è successo è solo un altro esempio del modo in cui l'amministrazione Bush intende la giustizia".