La leader dell'opposizione pachistana uccisa durante un comizio a Rawalpindi. I commenti della stampa internazionale.
Benazir Bhutto, leader dell'opposizione pachistana, è morta. La conferma arriva dall'ex ministro degli interni Sherpao e dal portavoce del ministero. Era rimasta coinvolta in un grave attentato a Rawalpindi e quindi ricoverata in ospedale per un intervento di emergenza.
Il bilancio dell'attacco è di almeno 15 morti. In un parco a Rawalpindi si stava svolgendo un raduno elettorale della leader dell'opposizione pachistana Benazir Bhutto, che aveva appena finito il suo comizio.
"L'assassinio dell'ex primo ministro Benazir Bhutto in un attacco suicida lascia un vuoto al vertice del suo partito, il Partito del popolo pachistano (Ppp). Compromette, inoltre, il piano per riportare la stabilità in Pakistan elaborato dall'amministrazione statunitense, che puntava proprio sulla riconciliazione tra Bhutto e Musharraf", riferisce il quotidiano pachistano Dawn.
"Vista la crescente preoccupazione di Washington nei confronti del generale pachistano, scendere a patti con Benazir Bhutto era diventata una soluzione allettante per gli Stati Uniti", afferma il New York Times. "Criticava apertamente l'incapacità di Musharraf nell'affrontare gli islamisti e auspicava l'intervento americano, a differenza dell'altro rivale del presidente, Nawaz Sharif".
"La morte della Bhutto è un avvenimento devastante, che arriva a soli dodici giorni dalle elezioni politiche, già segnate da un enorme caos. A novembre il presidente Musharraf aveva dichiarato lo stato di emergenza per combattere il terrorismo, ma in molti vi avevano già visto un tentativo di eliminare ogni tipo di sfida alla sua autorità", sottolinea il Washington Post.
"La morte della Bhutto lascia senza guida il suo partito, il più grande del Paese, proprio alla vigilia elle elezioni, e desta il timore che la consultazione possa finire nel sangue", scrive il Guardian. "Solo poche ore prima, quattro persone erano state uccise durante uno scontro tra i sostenitori di Sharif e quelli di Musharraf".
"La cosa più stupefacente è l'impotenza del servizio di sicurezza, che ha permesso all'assassino di arrivare a pochi metri dalla Bhutto", osserva l'israeliano Ha'aretz. "Alcuni accuseranno i paesi rivali del Pakistan di aver organizzato l'attentato per minarne la stabilità. Altri il suo rivale Musharraf, ma la probabilità di entrambe le ipotesi appare bassa".
"La domanda più importante è cosa succederà ora. Nel migliore dei casi, militari e politici dovranno affrontare insieme la minaccia del radicalismo islamico", scrive il Jerusalem Post. "Nel peggiore, i vertici del paese continueranno a combattersi tra loro lasciando via libera al fondamentalismo".