Il governo catalano ha escluso la lingua castigliana dalle scuole. Un provvedimento sensato, secondo El País, un precedente pericoloso per Abc.
Il 29 luglio è stato un giorno fondamentale per il futuro del castigliano. Il governo catalano ha approvato, d’accordo con il premier José Luis Rodríguez Zapatero, un progetto di legge sull’istruzione che indica il catalano come "lingua veicolare" del sistema educativo, escludendo di fatto il castigliano dalle scuole.
"La Catalogna ha optato per un modello unico: la stessa scuola per tutti", spiega El País. "Con due obiettivi ragionevoli: sanare l’emarginazione subita dal catalano durante il franchismo ed evitare una frattura sociale che potrebbe essere dannosa per tutti. Il modello è corretto, ma non significa che non sia migliorabile e che non servano correzioni sulla presenza del castigliano. In ogni caso, una scuola bilingue sarebbe economicamente insostenibile e disastrosa per gli studenti".
Durissima, invece, la reazione del quotidiano conservatore Abc. "Di fatto il progetto di legge instaura il monolinguismo nel sistema educativo catalano, equiparando il castigliano a una lingua straniera. La questione linguistica ha acquisito una dimensione politica tale che il principale partito d’opposizione, quello popolare, deve ampliare il suo lavoro di controllo sul governo. La convinzione è che alle spalle della marginalizzazione del castigliano ci sia una strategia definita per rafforzare l’eccezione confederale perseguita dal nuovo statuto catalano".
"Il contenuto di questa legge", conclude El Mundo, "emargina in via definitiva lo spagnolo nella scuola catalana, gettando vergogna sui partiti politici che si sono espressi contro il Manifesto per la lingua comune".