Le pressioni internazionali e la grave crisi economica hanno costretto il presidente dello Zimbabwe a negoziare un accordo con Morgan Tsvangirai, il leader dell'opposizione.
"Non se ne conosce ancora il contenuto e Tsvangirai non rilascia commenti", scrive il Wall Street Journal. "Accordare il potere esecutivo a Tsvangirai alleggerirebbe decisamente la posizione di Harare. Ma il presidente Mugabe, che governa da 28 anni, ha giurato di andare alla guerra piuttosto che venire a patti con il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc, all'opposizione). Allo stesso tempo ottenere poteri solo nominali non è più sufficiente per l'opposizione che, dal voto di marzo, è vittima di continuei violenze da parte del governo".
Il Times è categorico: "Mugabe deve lasciare, non c'è altra soluzione. Dopo aver rubato l'elezione e mandato in disgrazia se stesso e le sue forze di sicurezza, sarà fortunato se resterà al comando anche simbolicamente". "Cedere solo parte del potere", continua il Times, "sarebbe una presa in giro per l'opposizione e condannerebbe lo Zimbabwe a una faida interminabile fra i due principali partiti".
"Solo l'idea che il tiranno zimbabwiano Robert Mugabe resti ancora al potere è terribilmente ingiusta", sostiene anche il Guardian. "Però l'urgenza di tirare fuori dai guai il paese impone un negoziato, nonostante sia moralmente ripugnante sedersi accanto al principale responsabile della crisi. Questa è una situazione senza vincitori. Più a lungo Tsvangirai tirerà avanti, meno otterrà per il popolo dello Zimbabwe".