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Usability

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Perdere tempo è una vera scocciatura
Jakob Nielsen è l’acclamato guru della usability, la scienza che aspira a migliorare l’interazione tra uomo e computer

Definito "tra le dieci persone più influenti del web" (Znet), "il pioniere delle nuove tecnologie" (Newsweek), "non ancora famoso come Elvis" (Contentious Magazine), Jakob Nielsen è stato intervistato da Martina Recchiuti durante la conferenza Usability week 2002, che si è tenuta a novembre a Londra

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Jakob, vorrei cominciare quest’intervista con un po’ di informazioni sulla tua formazione: cosa ti ha fatto capire che la usability sarebbe stata la tua area di interesse?
Quando ero al liceo - molto tempo fa, negli anni ‘70 - usavo un computer che solo pochi studenti particolarmente capaci erano in grado di far funzionare. Era una specie di personal computer, solo che occupava un’intera stanza. Veniva usato raramente dagli altri studenti, perché richiedeva una certa conoscenza tecnica. Successivamente, all’università, ho cominciato a usare un altro computer: anche questo era molto grande, un orribile contenitore particolarmente lento e complicato. Visto che al liceo avevo usato quel computer vecchio ma relativamente semplice, avevo la chiara sensazione che quello dell’università fosse particolarmente sgradevole.

È stata quindi una esperienza personale a farmi capire che usare un computer può essere molto complicato, in particolare se è grande! Solo pochi anni dopo cominciarono a circolare i personal computer, che diventarono subito molto popolari. L’esperienza con l’orribile contenitore mi aveva fatto capire che si poteva senz’altro fare di meglio. In sintesi, fin da studente mi sono concentrato sul modo in cui i computer vengono usati, piuttosto che su come farli funzionare - che in genere è quello che fanno tutti.

Contrariamente a chi si è avvicinato al tema della usability in seguito alla nascita di internet, io lavoro in questo campo ormai da venti anni, e ho cominciato proprio a causa di quell’orribile computer dell’università. Negli ultimi venti anni, praticamente, non ho fatto che occuparmi di questo.

Credi che le persone siano ora sia più coscienti dell’importanza della usability?
Senz’altro più di prima, ma non ancora abbastanza. Credo che siamo a metà strada. E credo che questo sia comunque un fattore molto positivo. Le cose sono cambiate incredibilmente negli ultimi venti anni: allora solo un piccolo gruppo di ricercatori universitari rifletteva sulla usability; poi, dieci anni fa erano solo le grandi compagnie della Silicon Valley a occuparsene; oggi quasi tutte le società che hanno un sito web fanno ricerche legate alla usability - dovrebbero farlo tutte, ma non è ancora così.

Più negli Stati Uniti che in Europa...
Sì, è vero. Non è ancora un tema globale, dovremmo focalizzarci in particolare sull’Asia, anche perché importiamo moltissima tecnologia dai paesi asiatici.

Ma se siamo così in ritardo nell’adottare la usability su internet, cosa succederà quando estenderemo questi stessi temi agli altri media, e alla sinergia tra elettrodomestici, telefonini, televisione, automobili eccetera? Quali sfide affronteremo nella progettazione di interfacce che non riguardano i computer?
Credo molto in queste sinergie. Credo che avremo sempre più apparecchiature collegate tra loro, e probabilmente all’inizio ci sarà un po’ di confusione. Fino a oggi tutto è stato progettato per i browser e il monitor del pc. Ma al di là dei monitor, in futuro avremo una maggiore diversificazione tra le applicazioni: maggiori collegamenti tra internet e i telefoni, per esempio, o tra internet e le nostre abitazioni. Sono convinto che tutto ciò accadrà tra breve.

Una delle sfide maggiori sarà riuscire a creare un modo comune di usare questi strumenti. Adesso sono tutte esperienze separate, ognuna costruita per ottimizzare sé stessa, non per essere collegate tra loro. In futuro, dovremmo invece riuscire a collegarci a internet da un pc, e poco dopo, sull’autobus, scaricare tutto sul palm, in modo da continuare il lavoro a casa. Una volta tornati in ufficio potremmo accendere il nostro schermo grande - avremo monitor sempre più grandi in futuro, grandi quanto un quotidiano - e continuare a lavorare comodamente da quest’altra postazione.

Adesso invece ci sono strumenti diversi che non sono ancora ben integrati tra di loro. Una cosa semplice come utilizzare l’agenda ora richiede di sincronizzare e muovere le informazioni a mano tra mac, computer, altre applicazioni, sistemi e network della società. Il processo è piuttosto confuso e non funziona in maniera coerente, soffice e sincronizzata. Questa secondo me è la vera sfida, e sono sicuro che all’inizio non funzionerà affatto. Sarà magari tutto un po’ confuso, ma è qualcosa su cui si potrà migliorare. Le persone amano provare nuovi gadget, ma per far sì che tutto questo diventi sul serio parte integrata della società dobbiamo affidarci alla tecnologia, e alla sinergia tra tutte queste applicazioni.

Oggi non è così: i computer non sono ancora ben integrati tra loro e con le nostre abitazioni. Chiedono di essere usati alle loro condizioni. Impongono il modo in cui devono essere usati, sono seduti lì, nel loro piedistallo in un’angolo della casa e noi dobbiamo andare a pagare pegno a Bill Gates...

...non io!
Ah, quello è Steve Jobs, è un’altra storia! Anche se il principio è lo stesso. Il punto è che tutti i computer necessitano di una maggiore integrazione.

Con l’aumentare delle tecnologia, e della sua complessità, credi che la usability riuscirà a renderla più democratica? Sarà fruibile da un numero maggiore di persone?
Non può essere altrimenti. Non avremo mai una società veramente libera se metà della popolazione non può accedere agli strumenti che utilizza l’altra metà. Al giorno d’oggi, le nuove tecnologie sono troppo complicate per metà della popolazione mondiale; un terzo non ne ha accesso affatto. Un cospicuo gruppo di persone le usa, ma non a sufficienza. È difficile progettare un sito sia per le persone che sanno già usare un computer sia per quelle che non lo usano ancora. Tutte le cose che abbiamo fatto finora sono destinati per una popolazione “istruita”, e quasi nulla è stato fatto per il resto del mondo. Al punto in cui siamo è già molto difficile progettare soluzioni semplici per la metà della popolazione che utilizza il web; per il resto siamo ancora a un livello disastroso. E ora non si fa che parlare di e-government, e-learning, e anche l’economia è legata alla tecnologia... di questi tempi, per ottenere un lavoro qualsiasi devi saper usare un computer.

Alla conferenza si è parlato di intranet, che è proprio lo strumento degli impiegati, è il mezzo con cui si lavora. Se qualcuno vuole conoscere la propria situazione pensionistica lo farà sul computer e se non la capisce non sarà stato servito bene. Per questo sono convinto che semplificare il rapporto tra uomo e macchina è una necessità, è una questione da affrontare assolutamente. Ma purtroppo non tutti lo capiscono. Ragionando a lungo termine, la questione cruciale è: abbiamo intenzione di ignorare/tagliar fuori metà della popolazione, o vogliamo includerli?

Se vogliamo includerli, la tecnologia deve migliorare drasticamente. Non solo un po’, ma drasticamente.

Immagini dei confini per il web, o credi che crescerà in maniera esponenziale?
Assolutamente! Il web continuerà a crescere fino a quando non diventerà sul serio mondiale. Non credo che questo accadrà per molta parte dell’Africa, per esempio, nei prossimi vent’anni. La parte più difficile da affrontare riguarda i paesi particolarmente poveri. Prima parlavo di paesi istruiti e no, ma quando hai questi paesi in cui il 99% della popolazione non è istruita affatto, allora il problema diventa particolarmente complicato. Si risolverà col tempo, ma non sarà semplice.

Questa potrebbe sembrarti una domanda un po’ folle, ma considerato che il web cresce in maniera esponenziale credi che arriverà il momento in cui genereremo inquinamento? Voglio dire, la rete è piena di siti, per non parlare dei blog...
Oh sì, decisamente, sono d’accordo con te. Credo che abbiamo già un mucchio di inquinamento nella rete. In assoluto il peggio è lo spam. Ma a parte lo spam, anche i siti spesso sono pieni di informazioni che non interessano a nessuno. È solo spazzatura che viene a galla, io proprio non capisco, chi vuole questo tipo di notizie? Credo fermamente che internet genera inquinamento, e che l’eccesso di informazione genera inquinamento nella vita di tutti i giorni.

Un esempio: nell’aeroporto della Silicon Valley, prendendo il bus che collega il terminal con il parcheggio, spendono un sacco di tempo a dirti: "Benvenuti nell’aeroporto internazionale di San Jose. Ci auguriamo che bla bla bla". Voglio dire, lo so che sono nell’aeroporto internazionale di San Jose, ci sono arrivato apposta! E poi continuano: "Questo bus porta all’area di parcheggio rossa" e ogni volta penso, ma perché diavolo non lo hanno detto prima?

La soluzione? Credo che dovremmo avere più rispetto per il tempo altrui, perché questa è l’ultima vera risorsa preziosa. Prima hai usato la metafora dell’inquinamento, pensando alle energie rinnovabili e a quelle limitate. Io credo che il tempo delle persone è una risorsa limitata. Abbiamo solo 24 ore al giorno, non ne possiamo avere di più. Non possiamo avere più anni, e dobbiamo sfruttarli al meglio: perdere tempo è una vera scocciatura.

Dobbiamo sempre avere coscienza di questo principio: rispettare il tempo delle persone.

Ti sei interessato di vari aspetti della usability: sul web, nelle intranet, nell’uso di Flash. Quale sarà la tua prossima aerea di interesse?
Probabilmente continuerò sull’interattività. Per intenderci, tutti quegli spazi digitali dove si ottiene un’esperienza di navigazione integrata tra le varie discipline: suono, filmati, giochi... Credo che continuerò ad approfondire questo argomento.



 Link utili

Use.it
Usable information technology è il sito personale di Jakob Nielsen. Contiene l’elenco completo delle sue interviste (anche in italiano)

Nielsen Norman Group
Il Nielsen Norman Group è la società fondata da Jakob Nielsen, Donald A. Norman e Bruce Tognazzini, con sede in California

Usability Week
Mai stati a una conferenza del Nielsen Norman Group? Qui trovate info, commenti e foto delle conferenze passate
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