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Tecnologia

Questo articolo spiega perché i titoli su internet sono noiosi

  • 20 maggio 2011
  • 17.21

David Wheeler, The Atlantic, Stati Uniti

I giornali semplificano i titoli degli articoli che pubblicano online per farli trovare prima dai motori di ricerca. Ma così si perde del tutto l’ironia e i copy editor cominciano a ribellarsi.

Per Matthew Crowley, i titoli sono una cosa seria. “Forza”, dice picchiettando le nocche sulla lavagna. “Cos’altro vi viene in mente leggendo l’articolo?”. È sabato pomeriggio, e a Phoenix sta per concludersi la conferenza annuale della American copy editors society. Crowley, un copy editor del Las Vegas Review-Journal, tiene un workshop sui titoli alla scuola di giornalismo. La conferenza ha riunito centinaia di copy editor da tutti gli Stati Uniti. Crowley chiede quale potrebbe essere il titolo per un articolo sull’esperienza culinaria di Leonard Nimoy, l’attore che interpretava Spock in Star Trek. “La frontiera del gusto” e “Cucina vulcaniana” sono alcune idee che vengono fuori. Dopo tutto, il mestiere di queste persone è scrivere titoli.

La questione è di grande attualità. Se le ricerche online sono sempre più letterali, che fine faranno i titoli che contengono giochi di parole? Rimarranno solo sulle edizioni di carta? In effetti sempre più giornali si affidano al search engine optimization (Seo) e ai nuovi giornalisti viene insegnato che la cosa più importante è la visibilità su Google: per questo molti copy editor temono che i titoli somiglieranno sempre più a degli annunci.

Nonostante Crowley abbia ricevuto un premio importante per il suo lavoro, la redazione online del Review-Journal riscrive regolarmente i suoi titoli per adattarli ai motori di ricerca. Per esempio, quando il casinò Harrah’s ha annunciato il progetto della costruzione di una casa da gioco con una ruota panoramica, il titolo di Crowley, “Un nuovo turbine di emozioni”, su internet è diventato “Harrah’s progetta un centro commerciale”. “Capisco l’importanza dei motori di ricerca”, dice. “Ma è un peccato perdere del tutto l’ironia di un titolo”.

Anche Gene Weingarten del Washington Post è dello stesso parere. Cita un articolo pubblicato dal Post sul conduttore televisivo Conan O’Brien, che rifiutava di far slittare in avanti l’ora della sua trasmissione Tonight Show. Il titolo “Meglio tardi che mai”, online è diventato “Conan O’Brian non vuole che il suo programma vada in onda più tardi per dare spazio a Jay Leno”. Il piattume dei titoli in rete è tale da far piangere i copy editor. Ma alcuni redattori cominciano a rifiutare le linee guida del Seo.

Lettori intelligenti
“Non si tratta di avere più lettori, ma di avere quelli migliori”, spiega il direttore di Slate David Plotz. “Se scrivi un titolo brillante i più affezionati si sentiranno vicini al tipo di ironia che hai usato, e questo rafforzerà il vostro legame”.
Visto che i giovani giornalisti cominciano la loro carriera agli albori dell’era del Seo, alcuni si chiedono se la battaglia non sia già persa.

“Ci sarà sempre meno ironia nei titoli, dato che i redattori saranno gradualmente sostituiti da quelli cresciuti in rete”, dice Will Scott, copy editor del Lexington Herald-Leader. In effetti, mentre a Phoenix Crowley condivideva la sua passione per i giochi di parole, a New York alcuni esperti del Seo condividevano quella per le statistiche. Alla conferenza nazionale del College Media Advisers, gli studenti assistono a sessioni come “Fondamenti del Seo per giornalisti”, dove imparano a non cedere alla tentazione di scrivere titoli ironici. “Le persone non cliccano sui titoli spiritosi”, racconta un relatore. “Dobbiamo essere trasparenti”.

A Phoenix, a un certo punto Andrea Behr, capo redattore del San Francisco Chronicle, alza la mano. “Una volta ho fatto leggere a mio fratello un titolo che secondo me era un gioco di parole perfetto. Invece lui l’ha trovato molto stupido”. “Non tutti amiamo i titoli spiritosi”, dice Crowley. “E a volte non funzionano. Ma credo che leggere un giornale dovrebbe essere anche divertente”. Alla fine un ragazzo alza la mano per chiedere a Crowley cosa pensa del conflitto tra ironia e Seo. “I miei titoli molto spesso vengono cambiati quando finiscono online. Il fatto è che Google non ha il senso dell’umorismo”.

Traduzione di Caterina Benincasa.

Internazionale, numero 898, 20 maggio 2011

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