Internazionale

mercoledì 23 maggio 2012 aggiornato alle 19.50

Sri Lanka

Sri Lanka, centinaia di vittime civili

  • 11 maggio 2009
  • 19.22

Centinaia di civili sono stati uccisi nei combattimenti tra le forze governative e i ribelli delle Tigri tamil. Il personale sanitario governativo ha denunciato che almeno 340 persone, ma forse più di mille, sono state uccise nella regione a nord del paese, teatro delle operazioni militari.

Le Nazioni Unite hanno definito gli attacchi “un bagno di sangue”, denunciando l’uccisione di più di cento bambini.

Il Guardian riporta l’accusa del dottor V. Shanmugarajah, che parla di centinaia di corpi portati all’ospedale. “Ma la conta dei morti è destinata a crescere”, ha detto il dottore, “perché molti sono gravemente feriti e i sopravvissuti seppelliscono direttamente i propri morti”.

Secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, “il governo aveva ordinato alle decine di migliaia di civili residenti nella zona dei combattimenti di spostarsi in una piccola area sicura, per poter stanare i ribelli sopravvissuti senza colpire la popolazione civile. Secondo le fonti delle Nazioni Unite, la maggior parte delle persone uccise si trovava all’interno della zona sicura”.

Il governo e i ribelli si accusano a vicenda della strage. “Un sito vicino alle Tigri tamil ha incolpato il governo dell’attacco”, riferisce il quotidiano The Times of India. “I militari, al contrario, accusano i ribelli, ormai in difficoltà, di colpire il loro stesso territorio per conquistare la simpatia internazionale e imporre una tregua”.

Non è chiaro il numero dei civili ancora intrappolato nella zona dei combattimenti, ma la loro situazione è disperata. Il New York Times riporta le testimonianze di chi è riuscito a scappare: “Non ci sono quasi più cibo né acqua potabile. I civili si riparano in rifugi di fortuna.” Secondo le fonti militari citate dal quotidiano statunitense “nella sola giornata di domenica, circa 700 civili sono scappati dalla zona degli scontri”.

“È difficile verificare la situazione”, conclude il New York Times, “perché il governo vieta ai giornalisti di avvicinarsi alla zona dei combattimenti e di visitare i campi profughi”.

“Dalla fine di gennaio, quando è cominciata l’offensiva delle forze armate contro i ribelli tamil, circa 6.500 persone sono state uccise e 14mila ferite”, scrive Le Monde. “Le Nazioni Unite hanno calcolato che in quattro mesi circa 200mila persone sono scappate dai combattimenti e si sono rifugiate nei campi profughi del nord, dove l’accesso alla stampa è fortemente limitato”.

Dopo decenni di violenze, il governo singalese è convinto che i ribelli tamil, rinchiusi in una striscia di terra di quattro chilometri quadrati, saranno definitivamente sconfitti.

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