A tavola
Vino, salumi e formaggi
- 28 novembre 2011
- 11.13
Tra i locali più tipici del Carso triestino ci sono le osmize, rivendite stagionali di vino legate a una tradizione secolare. Segnalate da una frasca appesa all’ingresso, queste osterie improvvisate vendono vino di produzione propria, accompagnato da spuntini più o meno elaborati ma sempre strettamente tradizionali. Simili alle Heuriger viennesi e alle Buschenschank diffuse in Carinzia e in Tirolo, le osmize prendono il nome dalla parola slovena osem, otto, che indicava il numero dei giorni in cui, ai tempi dell’impero asburgico, i contadini potevano vendere direttamente al pubblico i loro prodotti nel cortile della fattoria senza essere tassati.
Oggi le regole sono cambiate, ma sulle colline intorno a Trieste le osmize sono ancora numerose. Tra le più interessanti, racconta il Guardian, c’è quella della famiglia Zidarich, a Prepotto, riconoscibile grazie a una frasca di edera davanti a una massiccia porta di quercia. All’interno grandi tavolate, clienti di ogni tipo – dalle nonne con i nipotini ai giovani alla moda – e una vista unica sul golfo di Trieste. La cantina è l’orgoglio di Beniamino Zidarich: costruita in pietra locale per riprodurre l’ambiente delle grotte del Carso, ospita, su cinque diversi livelli, decine di botti di quercia francesi e slovene. “Non uso additivi chimici, e il mio vino non è filtrato”, spiega Beniamino.
Un’altra osmiza segnalata dal quotidiano londinese è le Torri di Slivia, ad Aurisina. Dopo le uova bollite accompagnate da una caraffa d’acqua, come vuole la tradizione, arriva il vino – un bianco opaco ma profumato – accompagnato da un piatto di salumi e formaggi locali e dalla classica porcina usata per farcire i panini con il cren e i crauti, a testimonianza di una cultura gastronomica di confine in cui si fondono le tradizioni italiane, austroungariche e balcaniche.
Internazionale, numero 925, 25 novembre 2011