Questa volta né la guerra né lo shopping salveranno il modello capitalista. È il momento giusto per riprendere il controllo, scrive Arundhati Roy.
Nel 2010 Arundhati Roy ha seguito per alcune settimane i guerriglieri naxaliti nella giungla. Per capire chi sono, come vivono, che pensano. E sfatare molti luoghi comuni. Ecco il suo reportage pubblicato da Internazionale il 18 giugno 2010.
Il capitalismo non può garantire benessere e giustizia sociale per tutte le persone. Il discorso di Arundhati Roy a Zuccotti park il 16 novembre 2011.
La scrittrice indiana racconta il suo impegno politico, spiega perché non condanna più la resistenza violenta e anche perché non importa se non scriverà mai un secondo romanzo.
L’antica città indiana si è arresa: migliaia di persone la stanno smontando un pezzo alla volta. Consegnandola alle acque del fiume Narmada.
L’impero è in marcia. “Democrazia” è il suo nuovo, astuto grido di battaglia. La ricetta è semplice: far bollire, aggiungere petrolio, poi bombardare. L’appello di Arundhati Roy alla società civile americana.
Il progetto degli Stati Uniti è stato messo a nudo. Ora che si conoscono ingranaggi e meccanismi è possibile disattivarlo. Portate le chiavi inglesi, scrive Arundhati Roy.
Le giustificazioni per l’intervento in Iraq sono bugie. L’opinione pubblica può svelarlo. E gridarlo forte.
“Non c’è mai un’unica storia”. E la scrittrice indiana Arundhati Roy racconta la sua: sulla lotta al terrorismo, sul capitalismo globale, sulle rivolte civili in giro per il mondo.
Il movimento contro le Grandi dighe indica la strada della lotta non violenta.
Marzo 2002: nel Gujarat indiano gli estremisti indù guidano un pogrom antimusulmano. I morti sono più di mille. Il governo minimizza. Il fascismo è qui, scrive Arundhati Roy.
La sentenza per oltraggio alla Corte dimostra che la legge e la libertà di parola non sono uguali per tutti.
Non servono più eserciti e polizie. La nuova arma per sfruttare il Terzo mondo si chiama commercio globale.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?