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James Surowiecki

È un giornalista statunitense. Questo articolo è uscito sul New Yorker. Altre column di James Surowiecki sono su newyorker.com. In Italia ha pubblicato La saggezza della folla (Fusi orari 2007).


  • 23 Ott 2014 20.03

Lo streaming non basta

Il successo di Netflix, il più grande sito di film in streaming a pagamento degli Stati Uniti, ha aperto una nuova fetta di mercato per le televisioni e gli studi di produzione di tutto il mondo, scrive James Surowiecki sul New Yorker.

Netflix negli anni scorsi ha battuto sul tempo le altre aziende grazie al catalogo di film e serie tv. Ma ora per reggere la concorrenza, e adattarsi alle nuove condizioni del mercato, l’azienda deve cambiare strategia.

Il trailer di House of cards, una delle serie prodotte da Netflix


Scrive Surowiecki:

Netflix ha un catalogo molto più ampio di contenuti in licenza e meno materiale originale rispetto a canali come Hbo e Showtime. Ma le differenze stanno scomparendo: oggi per le pay tv lo streaming è diventato più importante e Netflix sta producendo nuovi programmi e contenuti originali. (…)

La fortuna di Netflix ha anche attirato sul mercato altri concorrenti (Amazon) e spinto quelli che già esistevano (Hbo) a investire di più nel settore. ‘Oggi c’è molta più concorrenza. Quindi è più difficile comprare i contenuti e costano di più’, dice Jeffrey Ulin, l’ex responsabile della distribuzione della Lucasfilm e autore del libro The business of media distribution.

Negli ultimi anni, con la scadenza delle licenze, Netflix ha perso migliaia di film, e quest’anno spenderà per i contenuti (soprattutto programmi per bambini e show televisivi) almeno tre miliardi di dollari. Anche se ancora trasmette in streaming molti grandi film, nessuno la considera più il negozio dei suoi sogni.

L’articolo completo sul sito del New Yorker.

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