Nicolò Cavalli

È dottorando in sociologia all’università di Oxford. È stato ricercatore in economia all’università Bocconi e alla Sapienza. Ha scritto per Vice Italia, Pagina99 e Linkiesta. Su twitter è @NicoloCavalli

In Perù la lotta alla povertà maschera una lotta contro i poveri

Solo sfiorato dalla crisi economica globale, il Perù oggi ha un reddito del 125 per cento più alto rispetto a quello di quindici anni fa, pari a una crescita media annua del 5,6 per cento. Lima, la capitale, sintetizza però chi ne resta escluso: milioni di persone lasciate fuori dalla distribuzione di una ricchezza che finisce per più della metà nelle mani dei più ricchi – l’80 per cento della popolazione peruviana riceve meno della metà del reddito dell’intero paese. Leggi

I pregiudizi tengono le donne lontane dalla scienza

Nonostante la crescita senza precedenti dell’istruzione universitaria femminile degli ultimi quarant’anni, le donne che si iscrivono a discipline scientifiche sono ancora oggi molto meno degli uomini. A insistere su questo divario sono pregiudizi di genere largamente condivisi, secondo cui le donne sarebbero “poco portate” per questo tipo di lavori. Queste profezie, per quanto false, si autoavverano, finendo per influenzare negativamente le scelte di carriera scolastica delle ragazze fin dai primi anni di scuola. Leggi

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L’omofobia pesa anche sulle buste paga

Il ritardo italiano nel riconoscimento dei diritti civili ha come effetto l’accumularsi di disuguaglianze nelle opportunità e nelle condizioni economiche delle persone lgbt+. In Italia, le persone che vivono in coppie dichiaratamente omosessuali guadagnano, in media, 16.735 euro all’anno, contro i 19.144 euro di chi vive in una coppia eterosessuale. Leggi

Quanto ci costano i salvataggi greci

“I greci stanno spendendo i nostri soldi”. È in questi termini che si è incolonnata una narrazione, quella della crisi europea con epicentro ellenico, che ha contribuito a trasformare la crisi da fatto economico e finanziario in allegoria moralistica in cui personaggi sono diventati caricature di se stessi. Leggi

Lavorare troppo rallenta la produttività

Lavorare meno per lavorare meglio. Non è solo l’ultima moda delle aziende tecnologiche statunitensi ma una strategia per aumentare benessere, produttività e qualità del lavoro. In Europa sono i greci a lavorare più di tutti, con circa duemila ore all’anno in media, mentre in Germania si lavora mediamente 1.400 ore – ma la produttività è di circa il 70 per cento più alta. Leggi

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È il secolo dell’Africa, ma il suo modello di sviluppo è insostenibile

Boom demografico, pil in crescita, risorse naturali: secondo gli analisti del Fondo monetario internazionale, il ventunesimo secolo sarà il secolo africano. Ma la storia insegna che grandi opportunità nascondono altrettanti rischi. Leggi

Il taglio delle tasse non basta a far crescere l’Italia

In un paese in cui gli investimenti interni sono caduti di quasi il 30 per cento tra il 2008 e il 2015, la speranza è quella di contribuire a un’inversione di tendenza. Il rischio, però, è quello che buona parte dei profitti “liberati” dalla tassazione finirebbe per finanziare una vera e propria ridistribuzione del reddito nazionale verso i ceti più ricchi. Leggi

La ripresa economica non arriva nel Mezzogiorno

La storia economica dell’Italia nel novecento è caratterizzata da una netta regolarità, che emerge con chiarezza dagli anni settanta: quando l’economia del paese va male, il divario nord-sud aumenta, per ridursi nei momenti di crescita. E il paese non ha ancora una strategia coerente per uscire da una crisi di sistema. Leggi

La Germania non è un modello da seguire

La Germania si è imposta grazie a crescenti disuguaglianze, ampie sacche di disoccupazione e salari moderati con il solo scopo di aumentare l’export. L’Europa non dovrebbe seguire il suo esempio, che a lungo andare darebbe fiato a elementi di instabilità interna nel continente. Leggi

Abolire le frontiere raddoppierebbe il reddito mondiale

Un aumento del prodotto interno lordo mondiale tra il 50 e il 150 per cento: sarebbe di questa portata l’effetto dell’abolizione delle barriere alla mobilità dei lavoratori. L’intervallo della stima è ampio, ma la direzione è chiara: la cancellazione delle frontiere avrebbe un impatto largamente positivo sulle prospettive di generazione della ricchezza a livello globale. Leggi

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È esplosa la bolla finanziaria cinese

È stato un giovedì nero per la borsa di Shanghai, il più importante mercato finanziario cinese, e la finanza globale si risveglia con un altro fronte d’instabilità oltre al caos greco.  Leggi

Il grande affare della Fifa

La federazione calcistica non è un corpo democratico e non è governata da un principio di trasparenza, spende milioni di dollari per i suoi dipendenti eppure è definita un’organizzazione non profit. L’assegnazione dei Mondiali è frutto di corruzione e la loro organizzazione costa migliaia di vite umane. Il bilancio di vent’anni con Sepp Blatter. Leggi

I robot rubano posti di lavoro

Nei prossimi anni tra il 45 e il 60 per cento della forza lavoro europea rischia di essere sostituita da robot governati da sofisticati algoritmi. A rischiare di più sono i lavoratori con mansioni di routine. Leggi

I lavoratori stranieri sono i più colpiti dalla crisi

“Quando si guarda ai dati, l’immagine che ne emerge è incontrovertibile: i lavoratori stranieri, in particolare quelli arrivati in Italia da paesi che non fanno parte dell’Unione europea per svolgere lavori poco qualificati, hanno sofferto più di tutti la crisi di questi anni”, spiega Francesco Fasani, che alla Queen Mary University di Londra studia le conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione. Leggi

La crisi che fa soffrire banche, imprese e famiglie

I dati parlano di 187,3 miliardi di euro. È un altro record quello toccato a febbraio dalle sofferenze bancarie – quei crediti che non saranno riscossi perché le imprese o le famiglie debitrici si trovano in uno stato d’insolvenza: cioè, non gli è possibile trovare il denaro sufficiente a rispettare le scadenze del pagamento dei mutui. E dal 2008 hanno chiuso più di 82mila attività che impiegavano circa un milione di persone. Leggi

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Senza occupazione che ripresa è?

Per il secondo mese consecutivo in Italia salgono i prezzi. A marzo l’inflazione è dello 0,1 per cento rispetto a febbraio, quando a sua volta l’aumento era stato dello 0,4 per cento rispetto a gennaio. Non accadeva da undici mesi. Ecco il risultato dei dati elaborati dall’Istat, che monitora l’andamento dei prezzi di un insieme di beni e servizi rappresentativi degli acquisti degli italiani. Leggi