Sivan Kotler

Giornalista israeliana, vive in Italia dal 2000. È corrispondente della stampa e televisione israeliana. Su Twitter: @Sivankotler

Sivan Kotler
Mamma o papà?, un film dal retrogusto amaro

Dovendo cercare una cosa buona da dire su questo film, bisogna ammettere che il trailer è sufficientemente bizzarro da non ingannare il pubblico sui contenuti. Il divorzio e l’affidamento dei figli, quando non sono temi da piangere, offrono parecchi spunti ironici, ma qui è sconsolante il modo, e il cattivo gusto, con cui s’indugia su scene grottesche e insensate. Leggi

In Smetto quando voglio 2 c’è aria di libertà

La banda dei ricercatori è tornata e questa volta è qui per restare. Non avrebbe alcun motivo di andar via, considerando l’entusiasmo con cui è stato accolto il capitolo iniziale di Smetto quando voglio. Leggi

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Non c’è più religione

Se dio avesse scelto di passare le vacanze invernali in città e per lo più al cinema, si sarebbe probabilmente chiesto se i miracoli di Natale esistono anche al cinema e se non sarebbe stato opportuno riservarne uno al film di Luca Miniero. Perché un miracolo, dopo Benvenuti al sud, Benvenuti al nord e benvenuti dove vi pare, sarebbe l’unico rimedio per questi cinepanettoni. Leggi

Fai bei sogni racconta l’abbandono del ruolo di genitore

Ispirandosi all’omonimo romanzo di Massimo Gramellini, Fai bei sogni comincia con l’abbandono materno e si muove verso la ricerca intima di una verità. Esplora l’anaffettività genitoriale ma non si ferma lì: sottolinea le assenze, descrive le menzogne e mostra soprattutto un inquietante vuoto quotidiano. Leggi

La verità sta in cielo

La verità sta in cielo e il cielo è ovunque e da nessuna parte. È questa la traccia narrativa della ricostruzione cinematografica della sparizione di Emanuela Orlandi, diventato un caso nazionale nonostante il dolore privato dei suoi familiari. Un percorso cinematografico abbastanza riuscito, anche quando rischia di essere eccessivamente didascalico Leggi

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La vita possibile è un film che promette ma non mantiene

La vita possibile di Ivano De Matteo offre meno rispetto a quanto potrebbe e non emoziona abbastanza. È la storia di Anna e di suo figlio Valerio, entrambi in fuga da un marito e padre violento. Una storia che avrebbe tutti gli elementi per diventare una pillola amara di attualità, se non mancasse un piccolo ma fondamentale dettaglio: la credibilità. Leggi

Questi giorni è un film acerbo, vitale e creativo

Sono belli i giorni di Giuseppe Piccioni e non solo per l’ottima prova di attrice di Margherita Buy, dalla quale il regista da anni ormai riesce a tirare fuori il meglio. Leggi

Miami Beach è un surreale frullato di banalità

Nell’ultimo film di Carlo Vanzina, la città della Florida è poco più di un pretesto per prendere di mira, a colpi di cliché, vizi e virtù degli italiani di oggi Leggi

La pazza gioia inquadra dolore e bellezza

Il film di Paolo Virzì affronta e dà un senso a un complesso mosaico di temi sensibili che vanno dal sociale al personale. Leggi

Nemiche per la pelle sembra un’occasione persa

La commedia di Luca Lucini avrebbe potuto affrontare diversi temi importanti senza sacrificare la sua leggerezza. Ma il suo registro comico lascia poco spazio a emozioni e approfondimenti. Leggi

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Usiamo il giorno della memoria per riflettere sulla violenza che ancora ci circonda

La giornata della memoria anche quest’anno mi ha colta alla sprovvista, quasi impreparata. Forse perché la memoria non può essere condensata in un giorno, come la shoah che è presente sempre e ovunque, anche dove non dovrebbe, per esempio nelle barzellette, e soprattutto nella retorica politica. Leggi

A Gerusalemme la violenza cresce anche sulla rete

Versioni sempre più contrastanti girano per ore tra i vicoli dei social network. Il luogo non-luogo che in alcuni angoli sembra pericoloso quasi quanto la città reale. Leggi

A Gerusalemme la paura cresce insieme all’odio

Sono ragazze e ragazzi armati di coltelli presi dalla cucina di casa. Non sono legati a un’organizzazione terroristica e non vengono dalla Striscia di Gaza. Sono arabi israeliani, abitanti di Gerusalemme, una delle città più sacre e insanguinate del mondo. Leggi

In Puglia dopo la guerra la vita ricominciava nei kibbutz

Sono duecentocinquanta i bambini ebrei nati nei campi di transito salentini alla fine della seconda guerra mondiale da famiglie sopravvissute ad Auschwitz. Le loro risate, per chi aveva perso tutto tranne la vita, davano un po’ di speranza nel futuro. Leggi

La politica dell’odio in prima serata

Aveva ragione quel romano alto e grosso che qualche sera fa parlava in tv sbraitando contro i profughi. E, come lui, aveva ragione anche la signora intervistata nell’ambito dello stesso servizio sulla periferia romana che si ribella contro la presenza dei profughi e contro il futuro centro di accoglienza. Leggi

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La vera scuola, quella buona

Anche lontano dai voti, dalle pagelle e dagli scrutini, la politica riesce a innescare le proteste e le lamentele di una piazza che ha molte sfumature di malumore nei confronti della scuola che conosciamo e che non è come la vorremmo. Leggi

Sette anni a Tel Aviv

Etgar Keret era disposto a pubblicare il suo libro ovunque nel mondo tranne che nel suo paese, Israele. Non perché avesse qualcosa contro quest’ultimo: ne aveva tante di cose, come succede solo a chi nasce, cresce, respira in un paese e conosce perfino il suono che si fa camminando sui suoi marciapiedi. Ma non era questo il motivo. Leggi

Un elenco che continua a crescere

Anche quest’anno il giorno in memoria dei caduti in guerra e delle vittime del terrorismo precederà di ventiquattr’ore lo Yom ha’atzmaut, la festa per l’indipendenza dello stato d’Israele che sarà celebrata il 23 aprile. Sono 67 anni che la gioia viene radicata nel dolore. Leggi

Ha vinto la paura

Alla fine ha vinto la paura. Una vittoria facile, quasi scontata, vorace. Fino al tardo pomeriggio si poteva ancora avvertire un po’ di ottimismo. “Un cauto ottimismo”, lo aveva definito qualcuno su Facebook. Ma è durato fino al tramonto. Leggi

Al voto, al voto

Convinti. Anzi no: determinati. Pronti a fare di tutto per cambiare aria, governo, primo ministro e soprattutto il modo di pensare. È Victory 15 (V15), un nuovo movimento israeliano creato da un gruppo di giovani ma rivolto a tutti gli elettori. In meno di due mesi da un semplice status su Facebook, pubblicato da uno studente universitario di 22 anni, è diventato una campagna virale antigovernativa di dimensioni incredibili. Leggi

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