Corte penale internazionale

Le vittime di stupro dimenticate dalla Corte penale internazionale

La Corte penale internazionale (Cpi), competente in materia di processi ai criminali di guerra, ha emesso solo nel 2016 per la prima volta una condanna per violenze sessuali commesse in zone di conflitto. Al lento funzionamento della Corte, alle scelte fatte dal procuratore Moreno-Ocampo, si aggiungono le poste in gioco politiche difficilmente compatibili con la fine dell’impunità dei criminali. Leggi

La Corte penale internazionale è sempre più debole

Uno dopo l’altro i paesi abbandonano la Corte penale internazionale, il tribunale incaricato di giudicare chi è accusato di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra. Il 16 novembre è stata la volta della Russia. Leggi

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L’ex leader dei ribelli congolesi si dichiara innocente.
L’ex leader dei ribelli congolesi si dichiara innocente. Alla Corte penale internazionale dell’Aja è cominciato il processo al generale Bosco Ntaganda, su cui pesano diciotto capi d’accusa tra cui omicidio, stupro e reclutamento di bambini soldato. Soprannominato Terminator, è accusato di aver ucciso almeno 800 civili nella Repubblica Democratica del Congo tra il 2002 e il 2003.
Il Sudafrica rivaluterà la sua adesione alla Corte penale internazionale

Il governo del Sudafrica annuncia che riprenderà in considerazione la sua adesione alla Corte penale internazionale (Cpi) in seguito alle polemiche scoppiate per la visita del presidente del Sudan Omar al Bashir a Johannesburg il 14 giugno per partecipare a un vertice dell’Unione africana (Ua). La Cpi, che ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti di Bashir per crimini contro l’umanità e genocidio in Darfur, ha chiesto al Sudafrica di arrestarlo. Ma prima che un tribunale di Pretoria si esprimesse sulla richiesta, Bashir è volato in Sudan, nonostante l’ordine di trattenersi nel paese fino al verdetto.

Gwede Mantashe, segretario generale dell’African national congress (Anc), al potere, ha definito la Cpi “pericolosa” e diversi funzionari del governo l’hanno accusata di pregiudizi nei confronti dei leader africani. Il governo ha precisato che riprenderà in esame l’adesione del paese allo statuto di Roma, che definisce la giurisdizione e il funzionamento della Corte penale internazionale, ma che il ritiro è solo “l’ultima possibilità”.

La Palestina si prepara a presentare un documento contro Israele alla Corte penale internazionale

Il 25 giugno una delegazione guidata dal ministro degli esteri palestinese Riyad al Maliki sarà all’Aja per presentare alla Corte penale internazionale (Cpi) una serie di documenti che denunciano le presunte violazioni del diritto internazionale da parte di Israele.  Leggi

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La Corte penale internazionale ce l’ha con gli africani?

Il 15 giugno il presidente sudanese Omar al Bashir, su cui pende un mandato d’arresto per genocidio e crimini di guerra spiccato dalla Corte penale internazionale (Cpi), ha abbandonato prima della conclusione un vertice dell’Unione africana in Sudafrica. La corte suprema sudafricana stava per ordinare che fosse arrestato e consegnato alla Cpi, ma il governo del Sudafrica ha permesso che Al Bashir lasciasse il paese.  Leggi

L’alta corte sudafricana ordina l’arresto di Omar al Bashir

I giudici dell’alta corte sudafricana hanno ordinato l’arresto del presidente del Sudan Omar al Bashir. Il verdetto è stato emesso qualche ora dopo la partenza di Bashir dall’aeroporto di Johannesburg, in violazione del precedente ordine di un tribunale sudafricano che impediva al presidente sudanese di lasciare il paese. I giudici si sono detti amareggiati dal fatto che le autorità non hanno rispettato l’ordine di trattenere Bashir in Sudafrica.

La Corte penale internazionale (Cpi) aveva chiesto al Sudafrica di arrestare il presidente del Sudan, arrivato nel paese per partecipare a un summit dell’Unione africana. Bashir è accusato di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio per il conflitto in Darfur. L’alta corte di Pretoria aveva preso del tempo per valutare la richiesta. Il Sudafrica ha sottoscritto nel 1998 lo Statuto di Roma che ha istituito la Cpi.

Il presidente sudanese Omar al Bashir ha lasciato il Sudafrica

Il governo del Sudan ha confermato che il presidente Omar al Bashir ha lasciato il Sudafrica ed è rientrato nel suo paese. L’aereo presidenziale era decollato da Johannesburg questa mattina, ma la presenza a bordo del capo di stato sudanese non era stata confermata.

Omar al Bashir era andato in Sudafrica il 14 giugno per partecipare a un vertice dell’Unione africana. La Corte penale internazionale (Cpi) aveva chiesto al Sudafrica di arrestarlo ed era in atto la valutazione della richiesta da parte dell’alta corte di Pretoria. Nel frattempo un tribunale sudafricano aveva ordinato ad Al Bashir di non lasciare il paese fino alla pubblicazione del verdetto. All’arrivo di Bashir in Sudan si terrà una conferenza stampa.

La Cpi ha emesso due mandati di arresto internazionali nei confronti di Omar al Bashir, nel 2009 e nel 2010, per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio, commessi durante il conflitto nella regione del Darfur.

La Corte penale internazionale chiede al Sudafrica di arrestare Omar al Bashir

La Corte penale internazionale (Cpi) ha esortato il Sudafrica ad arrestare il presidente del Sudan, Omar al Bashir, che si trova nel paese per partecipare a un summit dell’Unione africana. La giustizia sudafricana ha vietato a Bashir di lasciare il paese finché non si sarà pronunciata sulla richiesta di arresto. Il verdetto dovrà essere emesso nel corso della giornata.

Nel 2009 la Cpi ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti di Bashir, 71 anni, accusato di crimini contro l’umanità e genocidio per il conflitto nella regione del Darfur. Il presidente, al potere in Sudan dal 1989 e rieletto con il 94 per cento dei voti alle elezioni dello scorso aprile, ha respinto ogni accusa.

Il mandato di arresto gli impedisce di compiere viaggi fuori dal continente, ma Bashir ha visitato spesso paesi amici in Africa e in Medio Oriente. È arrivato a Johannesburg per partecipare a un summit dell’Unione africana (Ua), che si concentrerà in particolare sulla crisi politica in Burundi, ed è stato calorosamente accolto dalle autorità sudafricane. In altre occasioni l’Ua si è rifiutata di collaborare con la Corte penale internazionale, che accusa di pregiudizi nei confronti dei leader africani.

La Palestina diventa paese membro della Corte penale internazionale

La Palestina è diventata ufficialmente un paese membro della Corte penale internazionale (Cpi). Nella sede del tribunale all’Aja si è svolta una cerimonia nel corso della quale il ministro degli esteri palestinese Ryad al Malki ha ricevuto una copia simbolica dello statuto di Roma, il trattato internazionale che definisce i princìpi fondamentali della corte. L’ingresso della Palestina offre la possibilità di aprire un fascicolo contro i leader israeliani per crimini di guerra e crimini legati all’occupazione.

L’ambasciatore palestinese all’Onu, Riyad Mansour, aveva consegnato ufficialmente la domanda di adesione della Palestina alla corte il 2 gennaio, dopo la bocciatura da parte del Consiglio di sicurezza della risoluzione palestinese per la fine dell’occupazione israeliana in Cisgiordania. Poco dopo il presidente Abu Mazen aveva presentato alla corte un documento in cui autorizza la procuratrice Fatou Bensouda ad avviare le indagini su chiunque sia sospettato di crimini nei Territori palestinesi dopo il 13 giugno 2014. Afp

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La Palestina denuncerà Israele alla Corte penale internazionale il 1 aprile

La Palestina depositerà la sua prima denuncia contro Israele davanti alla Corte penale internazionale (Cpi) il 1 aprile. È lo stesso giorno in cui entra in vigore l’adesione della Palestina al tribunale. La denuncia riguarderà il conflitto a Gaza del luglio 2014 e la colonizzazione israeliana in Cisgiordania. L’annuncio è stato dato dai vertici dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), prima di una riunione di 130 componenti del Consiglio centrale a Ramallah.

La Palestina ha aderito alla Cpi con l’intenzione di denunciare Israele per “crimini di guerra”. Afp

Dominic Ongwen compare davanti alla Corte penale internazionale

Uno dei comandanti dei ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) è comparso per la prima volta davanti alla Corte penale internazionale (Cpi) all’Aja. Sarà processato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Dopo essersi presentato, Dominic Ongwen, 34 anni, ha ringraziato dio “per aver creato il cielo e la terra”. La giudice Ekaterina Trendafilova ha fissato un’udienza preliminare per il 24 agosto. Al Jazeera

Uno dei comandanti dei ribelli ugandesi in viaggio verso l’Aja

Dominic Ongwen, uno dei principali leader ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) è in viaggio verso l’Aja per essere processato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità alla Corte penale internazionale (Cpi). Ongwen era stato preso il custodia dai militari statunitensi all’inizio del mese nella Repubblica Centrafricana. Nel 2005 la Cpi aveva emesso un mandato di cattura contro di lui e nel 2013 gli Stati Uniti avevano messo una taglia da cinque milioni di dollari sulla sua testa.

Ongwen è un ex bambino soldato, rapito dall’Lra quando aveva dieci anni. In venticinque anni ha scalato i vertici del gruppo ribelle guidato da Joseph Kony, che ha seminato il terrore in diversi paesi dell’Africa centrale. Afp

La Palestina aderisce alla Corte penale internazionale

Il presidente palestinese Abu Mazen ha firmato lo statuto di Roma per aderire alla Corte penale internazionale (Cpi). L’annuncio arriva dopo che è stata respinta la risoluzione per il ritiro di Israele dalla Cisgiordania al consiglio di sicurezza dell’Onu.

L’adesione alla Corte penale internazionale permetterebbe alla Palestina di denunciare Israele per i presunti crimini di guerra commessi a Gaza. Al Jazeera

La Corte penale internazionale processerà Charles Blé Goudé

La Corte penale internazionale (Cpi) ha deciso di processare Charles Blé Goudé, alleato dell’ex presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo. La data del processo non è ancora stata stabilita e la difesa può ricorrere in appello contro la decisione.

La Cpi ha inoltre chiesto l’estradizione all’Aja di Simone Gbagbo, moglie dell’ex presidente, in carcere in Costa d’Avorio. Goudé e i coniugi Gbagbo sono accusati di crimini contro l’umanità per aver fomentato le violenze seguite alle elezioni presidenziali del 2010 vinte dal rivale di Gbagbo, Alassane Ouattara, che hanno provocato tremila morti.

Goudé, ex capo del “giovani patrioti”, un movimento a favore dell’ex presidente, è stato arrestato nel gennaio del 2013 in Ghana ed è stato estradato in Costa d’Avorio per poi essere trasferito all’Aja nel marzo di quest’anno. Laurent Gbagbo è detenuto all’Aja e sarà processato nel 2015. Reuters, Afp

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Le prove raccolte contro il presidente Kenyatta non sono sufficienti

I procuratori della Corte penale internazionale dell’Aja hanno ritirato le accuse a carico del presidente del Kenya Uhuru Kenyatta. In una nota, la procuratrice
Fatou Bensouda ha spiegato che le prove raccolte non sono sufficienti a dimostrare al di là di ogni dubbio la responsabilità criminale di Kenyatta.

Il presidente era accusato di crimini contro l’umanità in relazione alle violenze seguite alle elezioni del 2007. Durante gli scontri morirono 1.200 persone e seicento mila restarono senza casa. Kenyatta è stato il primo presidente a comparire davanti alla corte, dopo essere stato incriminato nel 2012. Ha sempre negato ogni accusa.

I procuratori avevano chiesto più tempo per mettere in piedi un processo contro il presidente, dicendo che i testimoni erano stati corrotti e intimiditi e il governo keniano si era rifiutato di consegnare documenti fondamentali per il caso. Il 3 dicembre la corte aveva dato ai procuratori una settimana di tempo per decidere se portare avanti il caso o ritirare le accuse.

I giudici tuttavia non hanno assolto il presidente e le accuse potranno essere portate di nuovo davanti alla corte se saranno raccolte nuove prove. Bbc

La Corte penale internazionale ha ritirato le accuse di crimini contro l’umanità rivolte al presidente keniano Uhuru Kenyatta. Reuters

La Corte penale internazionale ha ritirato le accuse di crimini contro l’umanità rivolte al presidente keniano Uhuru Kenyatta. Reuters

Confermata la condanna per crimini di guerra di Thomas Lubanga 

La Corte penale internazionale ha confermato la condanna del militare congolese Thomas Lubanga, accusato di crimini di guerra. Il tribunale ha respinto l’appello che era stato presentato dalla difesa.

Thomas Lubanga, 53 anni, è stato il capo di una milizia ribelle attiva nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Secondo l’accusa tra il 2002 e il 2003 arruolò con la forza bambini soldato nella regione dell’Ituri. I maschi venivano rapiti dalle loro case, portati nei campi di addestramento e drogati. Le femmine subivano abusi sessuali. Reuters, Afp