Si è aperta a Baghdad, in Iraq, l’incontro tra i rappresentanti iraniani e quelli di sei nazioni (Stati Uniti, Russia, Cina, Germania, Francia e Gran Bretagna) per ottenere da Teheran la sospensione del programma di arricchimento dell’uranio.
Secondo un rapporto consegnato da un gruppo di osservatori alle Nazioni Unite, la Siria è il principle porto di arrivo di ingenti carichi d’armi provenienti da Teheran, nonostante l’embargo sugli armamenti in vigore nei confronti della repubblica islamica.
Visto che ha sempre più difficoltà a trovare un acquirente per il suo greggio, Teheran ha deciso di stoccarlo sulle petroliere.
Fino a poche settimana fa un attacco israeliano contro l’Iran sembrava sicuro. Ma ora l’aria è cambiata. Secondo il ministro della difesa, Teheran non vuole la bomba atomica. E forse, secondo il responsabile dei servizi segreti, Ahmadinejad non ha mai detto di voler cancellare Israele dalla carta geografica.
In Iran pubblicare un calendario di donne nude è una forma di protesta politica. L’attivista per la democrazia Maryam Namazie ha preso esempio da Aliaa al Mahdy, la blogger egiziana che per prima ha postato una foto di sé nuda sul suo blog.
La comunità internazionale ha offerto a Teheran di riprendere i colloqui sul suo programma atomico.
Teheran ha annunciato che consentirà all’Agenzia internazionale per l’energia atomica di visitare il complesso militare di Parchin, dove secondo l’agenzia è in corso un procedimento per la produzione di armi nucleari.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha denunciato delle attività anomale presso il sito militare di Parchin, trenta chilometri a sudest di Teheran.
Un giornalista va alla ricerca di Adnan Afravian, il protagonista di Bashù, il piccolo straniero, un film culto della cinematografia iraniana. Oggi vende sigarette in una bancarella.
In fila in una moschea di Teheran, in Iran, per votare alle elezioni legislative. (Atta Kenare, Afp)
Lo scontro tra conservatori e moderati ora passa alle urne. Sono le prime elezioni dopo le proteste del 2009.
Tra il silenzio della stampa conservatrice, il quotidiano riformista Shargh dedica la prima pagina all’Oscar vinto dal regista Asghar Farhadi con il film Una separazione.
Se Israele decidesse di attaccare l’Iran, i suoi piloti dovrebbero attraversare mille miglia di spazio aereo nemico, fare rifornimento in volo, scampare alla contraerea, bombardare vari siti contemporaneamente e usare almeno cento aerei da guerra.
Il comportamento del governo e delle istituzioni iraniane mostrano che nella classe dirigente regna il panico. Ma gli eccessi di Ahmadinejad e degli esponenti del regime rischiano di scatenare reazioni pericolose.
In una palestra di arti marziali a Teheran, in Iran. (C. Firouz, Reuters/Contrasto)
Le sanzioni internazionali stanno rendendo la vita quotidiana in Iran un inferno, racconta la scrittrice Azadeh Moaveni. E anche tra gli iraniani più moderati cresce la rabbia verso l’occidente.
I militari iraniani ricordano l’arrivo dell’ayatollah Khomeini a Teheran, il 1 febbraio 1979. (Ruhollah Yazdani, Mehr News Agency/Reuters/Contrasto)
Il parlamentare iraniano Morteza Aghatehrani si aggiusta il turbante mentre è all’interno del parlamento a Teheran. (Morteza Nikoubazl, Reuters/Contrasto)
Hispan tv vuole parlare agli alleati dell’Iran in Venezuela, Cuba, Nicaragua ed Ecuador.
Le reazioni della stampa europea all’embargo petrolifero adottato da Bruxelles contro Teheran.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?