Almeno trenta persone sono morte in una serie di attentati a Baghdad e in altre città nel nord dell’Iraq. (Karim Kadim, Ap/Lapresse)
Un’autobomba a Kirkuk, in Iraq, ha causato sette morti. In tutto il paese almeno 38 persone sono morte in una serie di attentati. (Ako Rasheed, Reuters/Contrasto)
I resti di un’autobomba a Kirkuk. Una serie di attentati in Iraq ha causato più di 30 morti e decine di feriti. (Ako Rasheed, Reuters/Contrasto)
Incontro con il ministro del turismo iracheno Liwass Semeism, l’uomo che ha il difficile compito di attirare i visitatori stranieri nel paese devastato dalla guerra.
Un palazzo di Mussayab, in Iraq, distrutto da una bomba che ha ucciso dieci persone. (Habib, Reuters/Contrasto)
È passato un mese dal ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq, e si fanno i primi bilanci. Il paese è più sicuro rispetto agli ultimi dieci anni, ma non si può definire stabile. Una nuova ondata di violenza mette a rischio la ripresa economica.
L’ultimo marine rimasto sul banco degli imputati per la morte di 24 civili iracheni, nel 2005, ha raggiunto un accordo con il tribunale militare. Si è dichiarato colpevole di negligenza, ed è stato condannato a 90 giorni di carcere. Le accuse erano già cadute contro altri sette marines. Quindi, nessun colpevole.
Una serie di autobombe esplose a Baghdad, in Iraq, ha causato almeno dieci morti e più di trenta feriti. (Ahmad Al-Rubaye, Afp)
Visti, porto d’armi, autorizzazioni: le autorità irachene hanno deciso un giro di vite con le forze di sicurezza private che lavorano nel paese.
La partenza delle truppe statunitensi non vuol dire che le compagnie petrolifere faranno altrettanto. Le principali, ExxonMobil, BP e Shell, non lasciano il terreno.
Il tentativo di arrestare il vicepresidente sunnita e le successive stragi di cittadini sciiti fanno temere un futuro molto difficile per l’Iraq.
Una serie di attentati nel quartiere sciita di Baghdad, in Iraq, ha causato almeno 21 morti. (Ahmad Al-Rubaye, Afp)
Un’esibizione dei nuovi agenti della polizia irachena durante la cerimonia di diploma a Baghdad. (Karim Kadim, Ap/Lapresse)
Uno dei luoghi degli attentati di giovedì a Baghdad, in Iraq, in cui sono morte almeno sessanta persone. (Khalil Al-Murshidi, Afp)
Nove anni di guerra hanno prodotto anche una generazione di fotoreporter nati e cresciuti in Iraq, che vogliono raccontare la storia del proprio paese. Ecco cinque di loro.
L’Iraq attraversa una grave crisi politica. Oggi il primo ministro ha minacciato di licenziare tutti i ministri del blocco Iraqiya.
Una cartina del Guardian registra ogni decesso avvenuto in Iraq secondo i file di Wikileaks.
L’esercito statunitense lascia l’Iraq, ma rimangono 1,3 milioni di profughi interni più altrettanti che hanno lasciato il paese.
Nove anni di occupazione hanno prodotto due milioni di oggetti da riportare a casa, vendere, lasciare o distruggere. Sono radio, estintori, batterie, divise, razioni alimentari, elmetti, giubbotti, cavi, sedie e carta igienica. Gli Stati Uniti se ne vanno, ma non così in fretta.
Il segretario alla difesa statunitense, Leon Panetta, ha ammainato la bandiera americana dal quartier generale di Baghdad.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?