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Il partito al potere verso la vittoria alle legislative in Armenia.
Il partito al potere verso la vittoria alle legislative in Armenia. Il partito repubblicano dell’attuale presidente Serge Sarkissian, secondo le prime proiezioni, ha ottenuto il 46 per cento dei voti alle elezioni legislative, contro il 25 per cento guadagnato dalla coalizione di opposizione, guidata dall’uomo di affari Gaguik Tsaroukian.
Si è conclusa la crisi degli ostaggi a Erevan, in Armenia.
Si è conclusa la crisi degli ostaggi a Erevan, in Armenia. Il gruppo armato che il 17 luglio si era asserragliato con alcuni ostaggi all’interno del comando della polizia della capitale armena si è arreso. Lo hanno reso noto fonti della sicurezza locale, che ha arrestato venti persone. I miliziani erano sostenitori di Jirair Sefilian, esponente di primo piano dell’opposizione, arrestato a giugno dopo un tentativo di colpo di stato.
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Un’altra notte di tensioni e proteste in Armenia

Un gruppo armato ha occupato un commissariato a Erevan, in Armenia, per chiedere le dimissioni del presidente Serž Sargsyan. Quattro agenti sono ancora in ostaggio. Il 20 luglio migliaia di persone sono scese in strada per chiedere una soluzione pacifica al governo. Ci sono stati violenti scontri tra dimostranti e forze di sicurezza. Il video dell’Afp. Leggi

Ancora in corso l’occupazione di un commissariato a Erevan, in Armenia.
Ancora in corso l’occupazione di un commissariato a Erevan, in Armenia. Un gruppo armato legato a un oppositore politico, Jirair Sefilian, ha fatto irruzione il 17 luglio in un commissariato delle capitale e da allora tiene in ostaggio cinque persone. Durante la notte sono stati liberati due ostaggi. Gli uomini armati chiedono le dimissioni del presidente Serž Sargsyan.
In Armenia un gruppo armato ha occupato un commissariato
In Armenia un gruppo armato ha occupato un commissariato. Un agente sarebbe morto. Gli uomini sono ancora all’interno del commissariato, nella capitale Erevan. Hanno in ostaggio sette agenti, tra cui il capo della polizia locale, e chiedono la liberazione di Jirair Sefilian, un politico dell’opposizione arrestato in giugno per detenzione illegale di armi. È in corso una negoziazione per trattare la resa degli attentatori.
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In Armenia il papa tiene viva la memoria del genocidio

Da quando è in carica, papa Francesco ha moltiplicato gli incontri e le proposte senza dare molto peso alle formule diplomatiche. La sua virtù principale? La franchezza. Ne ha fornito una nuova prova in occasione del suo viaggio in Armenia, la più antica nazione cristiana. Leggi

Il papa visita l’Armenia e condanna il genocidio compiuto dai turchi.
Il papa visita l’Armenia e condanna il genocidio compiuto dai turchi. Francesco ha partecipato alla commemorazione nella capitale Erevan di quello che ha definito “il genocidio”. Nel 2015 un riferimento simile ha scatenato una crisi diplomatica tra Vaticano e Ankara, che ha sempre negato di aver sterminato 1,5 milioni di persone di origine armena nel 1915, durante la prima guerra mondiale.
Turchia e Armenia alzano i toni in vista del voto tedesco sul genocidio armeno.
Turchia e Armenia alzano i toni in vista del voto tedesco sul genocidio armeno. Il nuovo primo ministro turco Binali Yıldırım ha definito “assurda” la risoluzione che sarà votata domani al parlamento tedesco, in base alla quale l’uccisione di massa degli armeni nel 1915 sarà ufficialmente definita un “genocidio”. Secondo Yıldırım la risoluzione danneggerà i rapporti tra Berlino e Ankara. Il presidente armeno Serž Sargsyan ha invece auspicato che i deputati tedeschi non si facciano intimidire dalla Turchia.
Non si fermano le violenze nel Nagorno-Karabakh.
Non si fermano le violenze nel Nagorno-Karabakh. Nelle ultime ore, come informano i rispettivi ministeri della difesa, sono stati uccisi un soldato della regione separatista, controllata dai ribelli filoarmeni, e un militare azero. Queste violazioni del cessate il fuoco arrivano poco dopo l’impegno preso a Vienna dai presidenti di Armenia e Azerbaigian di rispettare la tregua e di impegnarsi per risolvere il conflitto con mezzi pacifici.
Durante la tregua
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Gli abitanti del Nagorno-Karabakh temono che la tregua non regga

Nel Nagorno-Karabakh, la regione a maggioranza armena che vuole l’indipendenza dall’Azerbaigian, si è combattuto per quattro giorni, finché il 5 aprile le parti si sono accordate per una tregua. Ma gli abitanti della regione hanno paura e abbandonano la zona. Leggi

In fuga dal Nagorno-Karabakh
I separatisti e l’esercito azero trovano l’accordo per una tregua in Nagorno-Karabakh.
I separatisti e l’esercito azero trovano l’accordo per una tregua in Nagorno-Karabakh. L’annuncio è stato dato dai separatisti armeni e dal ministro della difesa dell’Azerbaigian.  Nei combattimenti, durati quattro giorni, sono morte almeno 64 persone. La regione del Nagorno-Karabakh, a maggioranza armena, vuole l’indipendenza dall’Azerbaigian, che è sostenuto dalla Turchia.
Sale a 64 il numero dei morti in Nagorno-Karabakh.
Sale a 64 il numero dei morti in Nagorno-Karabakh. È il bilancio di quattro giorni di combattimenti, secondo un conteggio dell’Afp. La scorsa notte sono continuati gli scambi di tiri di artiglieria tra le postazioni dell’esercito azero e dei separatisti armeni. Oggi i rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Francia s’incontrano a Vienna per discutere della crisi.
Almeno 20 morti nei combattimenti nel Nagorno-Karabakh
Almeno 20 morti nei combattimenti nel Nagorno-Karabakh. Lo riferisce la tv pubblica armena. I feriti sono 72. Nonostante il cessate il fuoco proclamato dall’Azerbaigian, il 4 aprile i soldati armeni sono stati colpiti da alcuni tiri d’artiglieria. Le forze azere hanno quindi intensificato i bombardamenti sulle posizioni dell’esercito delle forze separatiste locali, alleate dell’Armenia. Nell’enclave a maggioranza armena nell’ovest dell’Azerbaigian sono in corso le peggiori violenze degli ultimi vent’anni.
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Il conflitto nel Nagorno-Karabakh fa alzare la tensione tra Russia e Turchia

Dal 1 aprile si sono riaccese le ostilità nella regione a maggioranza armena del Nagorno-Karabakh, che vuole l’indipendenza dall’Azerbaigian. Da allora sono rimasti uccisi almeno 33 soldati. Dietro la ripresa della guerra in questo piccolo territorio del Caucaso c’è l’ombra della tensione tra Russia e Turchia. Leggi

Il nuovo conflitto nel Caucaso nasconde interessi più vasti

La ripresa del conflitto tra l’Azerbaigian e la minoranza armena del Nagorno-Karabakh è preoccupante per almeno tre motivi: è un nuovo conflitto nel Caucaso, si svolge in un’area dove sono presenti dei jiahdisti e potrebbe essere un terreno di scontro a distanza tra Russia e Turchia. Leggi

L’Azerbaigian annuncia un cessate il fuoco unilaterale nel Nagorno-Karabakh
L’Azerbaigian annuncia un cessate il fuoco unilaterale nel Nagorno-Karabakh. Un portavoce del ministero della difesa azero ha annunciato che Baku cesserà le ostilità nella regione caucasica, contesa con l’Armenia dal 1988. Nelle ultime ore negli scontri tra truppe azere e armene sono morti circa trenta soldati di entrambi gli schieramenti e diversi civili: si è trattato delle peggiori violenze nella regione dalla tregua del 1994.
Decine di morti negli scontri tra azeri e armeni nel Nagorno-Karabakh.
Decine di morti negli scontri tra azeri e armeni nel Nagorno-Karabakh. Dodici soldati azeri sono stati uccisi e un elicottero delle forze azere è stato abbattuto nelle ultime ore, mentre sarebbero morti almeno 18 soldati armeni durante gli scontri in corso nel Nagorno-Karabakh, una regione del Caucaso meridionale contesa tra Armenia e Azerbaigian dal 1988. Baku ed Erevan si accusano a vicenda di aver violato la tregua. Il presidente russo Vladimir Putin ha fatto appello perché sia rispettato il cessate il fuoco in vigore tra i due paesi dal 1994, che però è periodicamente violato da entrambi le parti.
Che succede nel Nagorno-Karabakh

Dodici soldati azeri sono stati uccisi e un elicottero delle forze azere è stato abbattuto nelle ultime ore, durante gli scontri in corso nel Nagorno-Karabakh, una regione del Caucaso contesa tra Armenia e Azerbaigian dal 1988. Leggi

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