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Il ministro dell’ambiente del Burundi Emmanuel Niyonkuru​ è stato ucciso a Bujumbura.
Il ministro dell’ambiente del Burundi Emmanuel Niyonkuru​ è stato ucciso a Bujumbura. Il ministro è morto all’età di 54 anni dopo essere stato sparato mentre rientrava a casa il 1 gennaio intorno alle 00:45 ora locale. Niyonkuru è il primo ministro ad essere ucciso in carica dall’inizio dei tumulti scoppiati ad aprile del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunzinza ha annunciato che si sarebbe ricandidato per un terzo mandato. Una donna è stata fermata in seguito all’omicidio.
La Corte penale internazionale è più debole senza i paesi africani

Il Burundi, il Gambia e il Sudafrica hanno annunciato l’intenzione di uscire dalla Corte penale internazionale. Altri nel continente potrebbero seguire il loro esempio perché la corte è accusata di prendere di mira soprattutto gli stati africani. Leggi

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Il Burundi ha comunicato all’Onu la sua intenzione di abbandonare la Corte penale internazionale.
Il Burundi ha fatto sapere all’Onu che vuole abbandonare la Corte penale internazionale. Il parlamento di Bujumbura aveva votato il 12 ottobre una legge che sancisce l’uscita del paese dalla corte, che ad aprile aveva aperto un’inchiesta preliminare sulle recenti violenze nel paese. Il 27 ottobre il governo di Pierre Nkurunziza ha inviato al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon una lettera formale. Alla sua ricezione, l’uscita del paese dalla Cpi è ufficiale.
Il presidente del Burundi invoca la giustizia divina per sfuggire a quella internazionale

Pierre Nkurunziza sta portando il Burundi fuori della Corte penale internazionale. Per difendere la dignità degli africani, dice. Per lui è inaccettabile un’inchiesta sulla repressione avvenuta prima e dopo la rielezione contestata del 2015: centinaia di morti e 260mila persone costrette alla fuga. Leggi

Il Burundi sarà il primo paese a lasciare la Corte penale internazionale (Cpi).
Il Burundi sarà il primo paese a lasciare la Corte penale internazionale (Cpi). Il parlamento di Bujumbura, dove il partito del presidente Pierre Nkurunziza ha una maggioranza schiacciante, ha adottato un provvedimento che prevede il ritiro del paese dalla Cpi. Lo scorso aprile il tribunale internazionale aveva aperto un esame preliminare sulle violenze avvenute in Burundi dal 2015. Inoltre a fine luglio le Nazioni Unite avevano autorizzato l’invio di 228 poliziotti nel paese, ma il governo di Nkurunziza aveva rifiutato lo schieramento di queste forze.
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Il Burundi chiede di uscire dalla Corte penale internazionale.
Il Burundi chiede di uscire dalla Corte penale internazionale. Il paese ha deciso di non riconoscere più l’autorità della corte internazionale dell’Aia, dopo che il tribunale ha aperto un’inchiesta preliminare sulle violazioni dei diritti umani commessi dal governo a partire dall’aprile del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunzinza ha annunciato che si sarebbe ricandidato per un terzo mandato. Da quel momento più di 400 persone sono state uccise negli scontri tra polizia e rappresentanti dell’opposizione.
Un’inchiesta dell’Onu accusa il Burundi di “crimini contro l’umanità”.
Un’inchiesta dell’Onu accusa il Burundi di “crimini contro l’umanità”. Una commissione di esperti ha esaminato le violenze avvenute nel paese tra aprile 2015 e giugno 2016. Ha confermato inoltre 564 casi di esecuzioni tra il 26 aprile 2015 e il 30 agosto 2016. Migliaia di persone avrebbero subìto torture, abusi sessuali e rapimenti, con detenzioni arbitrarie avvenute “su larga scala”. La situazione nel paese è degenerata dopo che il presidente Pierre Nkurunziza ha vinto le elezioni presidenziali per un terzo mandato nel luglio del 2015.
Il Ruanda espelle più di 1.500 burundesi.
Il Ruanda espelle più di 1.500 burundesi. Più di 1.500 burundesi, che risiedevano da lungo tempo nel paese vicino, sono stati espulsi perché irregolari. Le autorità ruandesi hanno detto che la decisione riguarda in generale gli irregolari e non in particolare i burundesi. Bujumbura ha accusato negli ultimi mesi Kigali di aver reclutato e formato i profughi burundesi per organizzare una protesta contro il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza.
La Corte penale internazionale aprirà un’inchiesta sul Burundi
La Corte penale internazionale aprirà un’inchiesta sul Burundi. La procuratrice Fatou Bensouda ha annunciato un’indagine sulle violenze a sfondo politico che insanguinano il paese da un anno. Secondo le Nazioni Unite, sono morte almeno 430 persone da quando il presidente Pierre Nkurunziza ha deciso di candidarsi per un terzo mandato. L’ultima vittima è un generale, Athanase Karakuza, consigliere della vicepresidenza, assassinato il 25 aprile.
Il Burundi è a un passo dal genocidio

La buona notizia è che le violenze in Burundi non sono ancora sfociate in una guerra civile come quella che ha provocato trecentomila vittime tra il 1993 e il 2005, né in un genocidio come quello che costò la vita a ottocentomila persone nel vicino Ruanda nel 1994. La cattiva notizia è che questo potrebbe succedere presto. Leggi

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Il Burundi è sull’orlo di una guerra civile lontano dagli occhi del mondo

Thierry vuole parlare, ma si blocca al ricordo dei colpi e delle coltellate accompagnati dalla voce di suo padre che implorava di aver salva la vita, prima che uomini dal volto coperto lo facessero a pezzi. Si rinchiude in se stesso, freddo e piccolo su un’umida panca di legno in Tanzania. L’inferno si trova a un paio di chilometri di distanza, al di là di un fiume, nel paese che fino a due ore fa era la sua patria. Leggi

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza apre al dialogo con l’opposizione.
Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza apre al dialogo con l’opposizione. L’ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che si trova in visita nel paese africano. Centinaia di persone sono morte in Burundi da quando nell’aprile del 2015 sono scoppiate le proteste contro un nuovo mandato del presidente Nkurunziza. La scorsa notte ci sono state dieci esplosioni causate da alcune granate.
L’Unione Europea pronta a imporre nuove sanzioni al Burundi.
L’Unione Europea pronta a imporre nuove sanzioni al Burundi. I 28 ministri degli esteri europei lo decidono oggi a Bruxelles, mentre si aggrava la crisi politica scoppiata nel paese africano in primavera. Questa mattina sono esplose almeno cinque granate nella capitale Bujumbura e un bambino di circa dieci anni è rimasto ucciso. L’esercito fedele al presidente e i ribelli si rimpallano la responsabilità.
L’Unione africana fa un passo indietro sul Burundi

Era prevedibile che il Burundi dominasse l’agenda del vertice dell’Unione africana. È una crisi emergente che potrebbe diventare devastante. In realtà è già devastante: basta chiederlo alle centinaia di migliaia di profughi e sfollati interni, o alle famiglie delle decine di giornalisti, attivisti e sospetti simpatizzanti dell’opposizione uccisi in modo sommario. Per l’Unione africana, però, quella in Burundi è anche un’opportunità: l’organismo continentale può dimostrare di avere un potere reale e di essere in grado di agire in modo positivo. Leggi

L’Unione africana rinuncia all’invio di truppe in Burundi
L’Unione africana rinuncia all’invio di truppe in Burundi. I leader africani hanno deciso di collaborare con il presidente Pierre Nkurunziza per mettere fine alle violenze che finora hanno causato la morte di almeno 439 persone. All’origine delle proteste c’è proprio il nuovo mandato di Nkurunziza, che aveva definito “un’invasione” il possibile invio di soldati dell’Unione africana nel suo paese.
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L’Unione africana ha deciso di non mandare cinquemila soldati in Burundi.
L’Unione africana ha deciso di non mandare cinquemila soldati in Burundi. In una riunione ad Addis Abeba, l’Unione ha deciso di non inviare forze di pace a Bujumbura, perché il presidente Pierre Nkurunziza aveva detto che avrebbe considerato l’invio di truppe come un’invasione. Centinaia di persone sono morte nel paese da quando nell’aprile del 2015 sono scoppiate le proteste contro un nuovo mandato del presidente Nkurunziza. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che la situazione nel paese è critica e ricorda il conflitto etnico scoppiato in Ruanda nel 1993.
Liberati i due giornalisti arrestati in Burundi
Liberati i due giornalisti arrestati in Burundi. Il corrispondente per l’Africa del quotidiano francese Le Monde Jean-Philippe Rémy, 49 anni, e il fotografo britannico freelance Philip Edward Moore, 34 anni, erano stati arrestati il 28 gennaio a Bujumbura, dopo aver incontrato alcuni oppositori del presidente Pierre Nkurunziza. La polizia li ha interrogati e li ha rilasciati senza accuse.
L’Unione africana vota sulla possibilità di mandare le sue truppe in Burundi.
L’Unione africana vota sulla possibilità di mandare le sue truppe in Burundi. I leader africani vogliono mandare cinquemila uomini a Bujumbura per porre fine alle violenze cominciate lo scorso anno dopo l’annuncio del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi per un terzo mandato. Nkurunziza ha annunciato che le truppe dell’Unione africana non sono le benvenute e che saranno respinte.
La crisi in Burundi vista dall’Italia

Gerard, in Italia da 17 anni, spiega la crisi in corso nel suo paese sull’orlo della guerra civile. Il video di Termini tv, la web tv della stazione di Roma. Leggi

Il presidente del Burundi minaccia di attaccare le truppe dell’Unione africana
Il presidente del Burundi minaccia di attaccare le truppe dell’Unione africana. Pierre Nkurunziza ha ribadito che non accetterà l’intrusione dell’Unione africana nel paese e che attaccherà le truppe che dovrebbero essere schierate nel paese in una missione di pace decisa due settimane fa per fermare le violenze tra sostenitori e oppositori del presidente Nkurunziza.
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