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La liberazione dei cacciatori qatarioti lascia molti punti interrogativi

L’inizio della storia risale al dicembre del 2015, quando 26 cacciatori, in gran parte originari del Qatar, furono rapiti in Iraq da uomini armati non identificati. Leggi

Le atrocità di Idlib

Il quotidiano francese Libération ha vinto un premio per una sua copertina, dimostrando che ha ancora senso fare una prima pagina. Leggi

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Le prove di Parigi contro Assad sull’attacco chimico

Dopo l’analisi dei gas usati il 4 aprile contro la popolazione di Khan Sheikun, i servizi segreti francesi accusano Bashar al Assad per tre motivi. Leggi

Il segretario della difesa statunitense Jim Mattis dichiara che la Siria è ancora in possesso di armi chimiche
Il segretario della difesa statunitense Jim Mattis dichiara che la Siria è ancora in possesso di armi chimiche. In una conferenza stampa a Tel Aviv, in Israele, Mattis ha sostenuto che la Siria detiene armi chimiche in violazione dell’accordo per la loro rimozione e nonostante le dichiarazioni di Assad. Il 19 aprile l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) ha comunicato che le prime analisi sull’attacco a Khan Sheikhoun, che ha provocato almeno 87 morti nel nordest della Siria, riscontrano prove inconfutabili dell’utilizzo del gas sarin o di un suo derivato. Dal 2015 le Nazioni Unite hanno attribuito al regime siriano tre attacchi al cloro e al gruppo Stato islamico (Is) un attacco con gas mostarda.
Al confine con la Turchia
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Una bomba a orologeria

Gabriele Del Grande è stato ad Aleppo, in Siria, tra il 3 e il 13 settembre 2013. Ha viaggiato solo con civili siriani, senza appoggiarsi né all’esercito né ai ribelli. Ha scritto un diario in quattro puntate. Questa è la seconda puntata. Leggi

Il paese che non c’è più

Gabriele Del Grande è stato ad Aleppo, in Siria, tra il 3 e il 13 settembre 2013. Ha viaggiato solo con civili siriani, senza appoggiarsi né all’esercito né ai ribelli. Ha scritto un diario in quattro puntate. Ecco la prima. Leggi

La principessa e il drago

Gabriele Del Grande è stato ad Aleppo, in Siria, tra il 3 e il 13 settembre 2013. Ha viaggiato solo con civili siriani, senza appoggiarsi né all’esercito né ai ribelli. Ha scritto un diario in quattro puntate. Questa è la terza puntata. Leggi

La rivoluzione è finita

Gabriele Del Grande è stato ad Aleppo, in Siria, tra il 3 e il 13 settembre 2013. Ha viaggiato solo con civili siriani, senza appoggiarsi né all’esercito né ai ribelli. Ha scritto un diario in quattro puntate. Questa è la quarta puntata. Leggi

Un’esplosione provoca 126 morti tra gli sfollati sciiti alle porte di Aleppo, in Siria
Un’esplosione provoca 126 morti tra gli sfollati sciiti alle porte di Aleppo, in Siria. Un’autobomba è esplosa il 15 aprile nei pressi un convoglio di autobus fermi nell’area di Rashidin, in attesa di entrare ad Aleppo. Secondo l’Osservatore siriano per i diritti umani, i morti sarebbero almeno 126, tra cui 68 bambini. A bordo degli autobus c’erano gli sfollati dei villaggi di Fuaa e di Kefraya, controllati dall’esercito siriano e assediati dai ribelli, e dei villaggi di Madaya e Zabadani, controllati dai ribelli e assediati dall’esercito di Bashar al Assad. L’evacuazione dei quattro villaggi era stata accordata il 14 aprile su richiesta delle Nazioni Unite.
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Rimane in sospeso l’evacuazione di quattro città siriane sotto assedio.
Rimane in sospeso l’evacuazione di quattro città siriane sotto assedio. Il 14 aprile le forze governative e i ribelli siriani hanno cominciato le operazioni di evacuazione di quattro città in base a un accordo seguito a un appello delle Nazioni Unite. L’accordo prevede l’evacuazione da parte dei civili dei villaggi di Fuah e di Kefraya, che sono controllati dall’esercito siriano e assediati dai ribelli, e dei villaggi di Madaya e Zabadani, non lontani da Damasco, controllati dai ribelli e assediati dall’esercito di Bashar al Assad. Nel complesso gli sfollati dovrebbero essere circa 30mila. Secondo alcuni attivisti però migliaia di siriani che hanno abbandonato Madaya, nei pressi di Damasco, sarebbero bloccati alle porte di Aleppo in attesa di raggiungere la destinazione finale di Idlib, sotto il controllo dei ribelli.
Lontano dagli scontri
Bashar al Assad dichiara che l’attacco chimico in Siria è stato “una montatura”.
Bashar al Assad dichiara che l’attacco chimico in Siria è stato “una montatura”. Il presidente siriano ha detto che l’attacco con armi chimiche sulla città di Khan Sheikhun, al quale gli Stati Uniti hanno risposto con il lancio di missili contro una base aerea siriana, è stato “al 100 per cento una montatura”. In un’intervista video rilasciata all’agenzia Afp, Assad ha aggiunto di non aver mai dato ordine di lanciare l’attacco e che il governo ha smantellato il suo arsenale chimico nel 2013. Le prove raccolte nei giorni scorsi dalle autorità turche hanno dimostrato che le vittime avevano nel sangue tracce di gas sarin.
Nel sud della Siria
Gli Stati Uniti fanno pressione sulla Russia per convincerla a ritirare il suo sostegno a Bashar al Assad.
Gli Stati Uniti fanno pressione sulla Russia per convincerla a ritirare il suo sostegno a Bashar al Assad. Il segretario di stato statunitense Rex Tillerson è a Mosca per un incontro con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. Tillerson vorrebbe che il governo russo ritirasse il suo sostegno al governo siriano. La visita avviene a una settimana dall’attacco con armi chimiche sulla città di Khan Sheikhun, al quale gli Stati Uniti hanno risposto con il lancio di missili contro una base aerea siriana. Nel frattempo i ministri degli esteri dei paesi del G7 non hanno trovato un accordo sulle sanzioni da imporre a Mosca e Damasco.
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I ministri degli esteri dei paesi del G7 non trovano un accordo sulle sanzioni a Russia e Siria.
I ministri degli esteri dei paesi del G7 non trovano un accordo sulle sanzioni a Russia e Siria. Anche se in linea di massima tutti hanno concordato sul fatto che non si può pensare a una soluzione del conflitto siriano che contempli la permanenza al potere di Bashar al Assad e che Mosca non può proseguire nella sua linea di appoggio al regime di Damasco, i ministri degli esteri dei paesi del G7, riuniti a Lucca, non hanno raggiunto un accordo su eventuali sanzioni contro Siria e Russia. Almeno finché non saranno fornite prove irrefutabili che l’attacco con armi chimiche sulla città di Khan Sheikhun sia stato ordinato dal governo siriano. Dopo il vertice di Lucca, il segretario di stato statunitense Rex Tillerson è a Mosca per tentare una mediazione con Putin. Un portavoce del ministro degli esteri russo ha confermato che entro la fine della settimana si terrà a Mosca un vertice con i ministri di Iran e Siria.
Il nuovo Trump, un gendarme senza dottrina

Dimenticate tutto quello che avete letto su Donald Trump negli ultimi sei mesi circa: sarà bastato lanciare dei missili Tomahawk su una base siriana perché, per riprendere l’espressione dell’analista della Cnn Fareed Zakaria, Donald Trump diventi davvero il presidente degli Stati Uniti. Leggi

I ministri degli esteri dei paesi del G7 cercano una linea comune sulla Siria.
I ministri degli esteri dei paesi del G7 cercano una linea comune sulla Siria. Si svolge a Lucca il vertice dei paesi del G7, che sarà in programma fino all’11 aprile. Al centro del dibattito c’è la crisi siriana, dopo l’attacco chimico del 4 aprile su Khan Sheikun, in cui sono morte 89 persone. I leader mondiali sono alla ricerca di una strategia comune per convincere la Russia a prendere le distanze dal presidente siriano Bashar al Assad. Alla riunione partecipa anche il segretario di stato statunitense Rex Tillerson, che nei giorni scorsi ha criticato la condotta di Mosca. In risposta al raid con il gas nervino, il 7 aprile gli Stati Uniti hanno lanciato dei missili contro la base militare di al Shayrat. Nella città toscana ci sono state manifestazioni e cariche della polizia. A Roma i ministri del G7 non hanno trovato l’accordo sulla lotta ai cambiamenti climatici.
In Medio Oriente i cristiani cercano protezione ma sono travolti dalla violenza

La sequenza impressionante di attentati e azioni militari avvenuti in Europa e in Medio Oriente nelle ultime settimane è una sfida estrema per qualsiasi strategia di uscita graduale dai conflitti. Tra i pochi leader mondiali ad aver compreso pienamente la gravità della situazione c’è sicuramente il papa che, non a caso, ha in programma un viaggio in Egitto per il 28 e 29 aprile. Ma non tutta la chiesa lo segue. Leggi

Corea del Nord, Russia e Iran reagiscono all’attacco missilistico statunitense in Siria.
Corea del Nord, Russia e Iran reagiscono all’attacco missilistico statunitense in Siria. Continuano le reazioni dei leader mondiali alla decisione degli Stati Uniti di lanciare 59 missili Tomahawk contro la base militare di al Shayrat, in Siria. Il ministero degli esteri nordcoreano ha condannato l’attacco definendolo un “imperdonabile atto di aggressione” che conferma “che sviluppare armi nucleari in Corea del Nord è la scelta giusta”. Il vice inviato di Mosca alle Nazioni Unite ha definito “illegittime” le azioni di Washington, che “potrebbero avere serie conseguenze sugli equilibri nell’area”. Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato che l’attacco statunitense porterà “solo distruzione e pericolo per la regione e per il mondo intero”.
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