Mitt Romney pensa che si possa gestire l’economia nazionale come un’impresa. Ma un paese non vive per i profitti.
Tutto si giustificava con i risultati: gli stipendi dei maghi di Wall street erano proporzionati alle cose meravigliose che facevano. Che però non arrivavano mai al resto della popolazione.
Quando sono cominciate le proteste, molti hanno deriso il movimento Occupy Wall street. Invece non solo i manifestanti hanno ragione, ma hanno anche individuato l’obiettivo giusto della loro rabbia. L’opinione di Paul Krugman.
Alla notizia dell’accordo tra repubblicani e democratici sul debito pubblico statunitense, molti avranno tirato un sospiro di sollievo. Ma si sbagliano: l’accordo è un disastro per il presidente, per il suo partito e per il paese. L’opinione di Paul Krugman.
Nonostante la feroce opposizione che ha dovuto affrontare dal giorno in cui è entrato in carica, chiaramente Obama è ancora aggrappato all’idea di se stesso come leader al di sopra delle parti.
Scrive il Nobel per l’economia.
L’era Clinton ci ha insegnato che per molti statunitensi i progressisti non possono andare al governo, neanche se sono moderati. Obama poi non è bianco e ha un nome da straniero.
I libri di economia e l’esperienza ci dicono che tagliare le spese quando ci sono molti disoccupati è una pessima idea. Aggrava la crisi e non serve a ridurre il deficit.
La riforma sanitaria è stata una vittoria politica per il presidente Obama, e un trionfo per la presidente della camera Nancy Pelosi. Ma è stata anche una vittoria per l’America.
Gli israeliani non sono riusciti a fermare il programma nucleare di Teheran. Per questo sono pronti a bombardare le centrali iraniane. L’inchiesta del New York Times Magazine