Il primo giorno Dio creò il cielo e la terra. Il secondo giorno Dio separò le acque dal cielo. Il terzo giorno venne a trovarLo la sua ragazza e Gli fece notare che ultimamente era stato molto sulle Sue.
“Non sono uno di quegli scrittori che hanno sempre voluto fare lo scrittore. Chiedetelo a mia madre: io volevo diventare un entomologo”. Un racconto di Josh Rolnick.
Agli albori di internet, l’idea di esplorare la rete come un territorio vergine, ancora non colonizzato da governi e multinazionali, era romantica. Un articolo di Evgeny Morozov questa settimana su Internazionale.
La prima generazione postcomunista della Russia è diventata adulta senza fare molto per ridurre il suo attaccamento al passato sovietico. Un articolo del giornalista russo Vadim Nikitin.
“Sono arrivato alla stazione ferroviaria di Nablus, in Cisgiordania – una bassa struttura in pietra dalle pareti massicce – in tempo per salire sul treno delle 15.20 per Gerusalemme”. Un articolo dello scrittore palestinese Raja Shehadeh.
“Tutto ciò che sapevo di quel bambino erano le sue iniziali”. Storia di un’ossessione diventata un libro. Di Siddhartha Mukherjee.
Prendevamo molto sul serio la nostra visione del futuro di internet, tanto che a noi pareva già realtà. Ecco perché posso dire di aver vissuto l’era di internet due volte, scrive Jaron Lanier.
Chi non ha mai pensato ai peli del proprio corpo scagli la prima pietra. Un racconto di Héctor Abad.
Il pubblico, il campo, l’ambiente, gli arbitri. Secondo David Runciman, il segreto del più odiato e amato allenatore del mondo è altrove.
“Mi aspetta un weekend di musica tristissima organizzato da Barry Hogan e curato dal gruppo pop scozzese Belle and Sebastian, che notoriamente fa musica tristissima”. Il racconto di David Samuels.
Più di mille persone provenienti da tutta la Francia si sono ritrovate nella cittadina di Thorens-Glières, in Alta Savoia. Una discussione pubblica, aperta e intergenerazionale, sui comportamenti e gli strumenti di protesta di fronte a ciò che è inaccettabile. Una riflessione di John Berger.
Risate, gioia, piaceri dei sensi. Alegria, alegria, alegria. Di sicuro sarete urtati. Anche abbracciati, e perfino baciati. E, certamente, sarete trascinati da una folla interminabile. Un viaggio a Bahia con Abdourahman A. Waberi.
Oggi anche la suggestione è sospetta: ci hanno spinto ad aver paura o a vergognarci delle fantasie che oltrepassano i limiti del consueto. Un articolo di JoAnn Wypijewski.
"Dovevo andare a New York. Ci sono rimasta solo una settimana, ma mi è sembrata una vita". Elif Batuman racconta la sua nuova vita da autrice di successo.
Elizabeth Taylor è stata il simbolo dell’America postbellica che sognava di avere di più: più piacere, più libertà, più spazio, scrive JoAnn Wypijewski.
La sede del Partito comunista, dopo essere stata distrutta dai bombardamenti nel 1999, è diventata il più grande centro commerciale della Serbia. “Questa è la transizione in poche parole”, scrive Jörg Plath.
Un qualunque iPod da 60 gigabyte custodisce cinquanta giorni di musica. Qualcuno di voi ha mai ascoltato, anche una sola volta, tutta la musica che ha?
I Gramercy Arms sono un gruppo power pop di New York. Due anni fa erano segnalati dal Guardian come “band del giorno”. Non se n’è accorto quasi nessuno. È il momento di farlo.
Play, space, light, break, blow.
Qualche anno fa, l’Irlanda era una teocrazia cattolica. Se qualcuno sbagliava dicevamo: “Poteva capitare anche a un vescovo”. Era una frase molto più vera di quel che pensavamo, scrive Sinéad O’Connor.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?