Alla cerimonia d’insediamento del nuovo presidente ungherese, Janos Ader, a Budapest. (Bernadett Szabo, Reuters/Contrasto)
Una manifestazione dell’opposizione contro il presidente a Budapest, in Ungheria. (Laszlo Balogh, Reuters/Contrasto)
Una sopravvissuta ungherese all’Olocausto, durante le celebrazioni per il giorno della Memoria a Budapest. (Bela Szandelszky, Ap/Lapresse)
Dopo settimane di polemiche, la Commissione europea ha avviato una tripla procedura d’infrazione contro il governo ungherese.
Con l’aumento delle pressioni sul governo ungherese, Bruxelles sembra volersi liberare di un altro leader scomodo come Berlusconi e Papandreou.
Il rafforzamento dell’esecutivo e l’indebolimento degli altri poteri attira le critiche dell’Europa e di una parte della stampa ungherese.
L’opposizione alle riforme del governo conservatore continua a crescere. Ma gli ungheresi devono diffidare della sponda offerta dall’occidente, che strumentalizza le critiche per imporre le proprie ricette. Serve un’alternativa che rispetti la sovranità.
Migliaia di persone manifestano a Budapest in Ungheria contro la nuova costituzione. (Attila Kisbenedek, Afp)
È entrata in vigore il 1 gennaio la nuova carta costituzionale ungherese. Voluta dal premier Viktor Orban, prevede alcune riforme della banca centrale, della giustizia e della legge elettorale che, secondo molti osservatori internazionali, peccano di eccessivo nazionalismo.
Il governo di Viktor Orbán vuole rompere con la subordinazione dei suoi predecessori ai mercati internazionali e ristabilire la sovranità economica. Ma il rischio di un doloroso fallimento è elevato.
L’unica radio ungherese d’opposizione ha perso il diritto di trasmettere sulla sua solita frequenza, che è stata ceduta a un’altra emittente. Intanto continua la protesta dei giornalisti contro la legge sull’informazione: uno sciopero della fame dura ormai da venti giorni.
Dopo aver respinto l’intervento del Fondo monetario internazionale, il governo ungherese ha dovuto fare marcia indietro in seguito a una serie di attacchi speculativi. Ancora una volta la finanza ha avuto la meglio sulla politica.
La controversa legge sui media voluta dal premier ungherese Viktor Orbán è in vigore da luglio. Un mese dopo, i suoi risultati sono evidenti: licenziamenti in massa dei giornalisti critici e accuse al capo del governo di voler obbligare i media pubblici ad allinearsi a una politica sempre più autoritaria.
L’evacuazione di un campo rom a Gyöngyöspata, in Ungheria, prima dell’arrivo di un gruppo di estrema destra. (Attila Kisbenedek, Afp)
La nuova costituzione ungherese contraddice le tradizioni giuridiche e istituzionali europee. Il commento di Népszabadság in italiano.
Mentre la Commissione europea spinge per una maggiore integrazione, l’estrema destra ungherese continua indisturbata la sua campagna intimidatoria. In italiano su Presseurop.eu.
Il 15 marzo gli ungheresi hanno commemorato i moti antiasburgici del 1848. Il governo ha approfittare dell’occasione per proseguire la sua campagna di estensione della cittadinanza e varare una nuova costituzione.
La legge sui media non è che l’ultimo capitolo di un’interminabile faida tra liberali e conservatori. A vent’anni dalla caduta del comunismo, la società ungherese non è ancora riuscita ad avviare un confronto equilibrato tra i due campi.
“Il 21 dicembre il governo di Viktor Orbán, che si prepara ad assumere la presidenza a rotazione dell’Ue, ha varato una legge che gli assicura il controllo sui mezzi di comunicazione. Ma in un’Europa sempre più ottusa nessuno ha osato protestare contro questa deriva assolutista”.
Studenti di Devecser, in Ungheria, costretti a usare occhiali e mascherine per proteggersi dalle polveri tossiche. (Laszlo Balogh, Reuters/Contrasto)
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?