“In questa Europa che si sfilaccia e non si ama più, comunque finisca la vicenda greca l’euro pare condannato a una vita instabile e grama. Con i mercati eternamente sul collo alla ricerca di tutti gli spazi che si offrano alla loro fame speculativa”. L’articolo della corrispondente a Bruxelles Adriana Cerretelli.
“In Francia le reazioni al sostegno che Angela Merkel ha dato al candidato Sarkozy sono state più misurate che in Germania. Dove la stampa e i partiti sono stati molto critici”. L’articolo di Bernard Guetta.
“La Germania sembra prendere il potere in Europa”, scrive Jacques Attali. “Quattro notizie di questa settimana lo confermano”.
La vera minaccia alla sopravvivenza dell’unione monetaria non sono i debiti dei paesi mediterranei, ma l’intransigenza di Berlino. Il resto d’Europa dovrebbe allearsi per sbarazzarsene. Anatole Kaletsky sul Times.
Per giustificare scomode concessioni all’integrazione, i leader continuano ad agitare lo spettro del ritorno alle guerre dei secoli scorsi. È ora di rivolgersi ai cittadini con argomenti più attuali.
Riusciranno i due Mario – Mario Monti, il nuovo primo ministro “tecnico” italiano, e Mario Draghi, l’ancora relativamente nuovo presidente della Banca centrale europea – a salvare l’eurozona? No. Ma le persone possono avere un ruolo determinante. L’articolo del commentatore del Financial Times Martin Wolf, tradotto in italiano.
La Francia dichiara di voler introdurre in ogni caso l’imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Ma quali sono i rischi dell’atteggiamento apparentemente fermo di Nicolas Sarkozy? L’analisi di Bernard Guetta.
Visti da Belgrado, i problemi che attanagliano l’Unione europea somigliano sinistramente a quelli che hanno innescato la dissoluzione della federazione creata da Tito.
Il 2011 è stato terribile, ma l’anno appena cominciato rischia di essere ancora peggio. La crisi potrebbe obbligare i 27 a scegliere tra la Grecia e il Regno Unito. E ancora una volta toccherà a Berlino decidere. José Ignacio Torreblanca su El País.
I mesi difficili della moneta unica sulle copertine del settimanale economico britannico.
Angela Merkel è riuscita a ottenere l’impegno dell’Ue verso la disciplina di bilancio e l’unione fiscale. Ma il suo colpo di mano ha provocato forti tensioni e l’allontanamento del Regno Unito dal nucleo dell’Unione. ll commento di Die Zeit in italiano.
L’insistenza di Angela Merkel nel proporre disciplina e sanzioni per la zona euro risponde all’ideologia che ha guidato il miracolo economico tedesco nel dopoguerra: una singolare commistione di rigore politico e liberismo economico.
Il 5 dicembre Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno concordato un piano per salvare l’euro dalla catastrofe che dovrebbe essere approvato al vertice Ue dell’8 e 9 dicembre. Ma la stampa europea è piuttosto scettica.
I dettagli delle proposte di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy saranno resi noti lunedì. Ma già dal discorso a Tolone del presidente francese si capisce quali sono i capisaldi dell’Europa che i due leader proporranno agli altri partner. L’analisi di Bernard Guetta.
Le misure anticrisi stanno trasformando l’Europa in qualcosa di simile a un impero dominato dalla Germania. È ora che l’evoluzione del progetto europeo coinvolga anche la società civile, scrive il sociologo Ulrick Beck sul Guardian.
I governi forti sono in via di estinzione in tutta Europa. La politica cede il passo a una tecnocrazia sovranazionale che ascolta solo le opinioni dei grandi quotidiani economici.
Il futuro dell’Ue non dipende dall’identità europea che Bruxelles sbandiera continuamente, ma dalle regole e dalla capacità di rispettarle. La creazione di gruppi di stati in base alla competitività e alla disciplina sembra una scelta obbligata.
Le parole non proprio gentili che si scambiano i leader europei.
Nonostante sia membro dell’Ue da trent’anni, il paese sembra più vicino ai Balcani ex-comunisti che all’Europa occidentale. Ma rinunciare agli sforzi d’integrazione equivarrebbe a trasformarlo in un campo di battaglie geopolitiche.
La prima conferenza stampa del nuovo presidente della Bce.
Gli israeliani non sono riusciti a fermare il programma nucleare di Teheran. Per questo sono pronti a bombardare le centrali iraniane. L’inchiesta del New York Times Magazine