Gabriella Kuruvilla
Un’atmosfera da vecchia Milano
- 26 agosto 2010
- 17.39
Via Pietro Crespi, a Milano, è un paese straniero, lungo circa trecento metri. In questa strada, considerata un ghetto e sorvegliata dalle telecamere, ci sono quasi venti negozi, più della metà gestiti da migranti.
Il phone center bengalese, il ristorante sudamericano e la macelleria islamica sono diventati dei punti di ritrovo e ognuno accoglie una comunità diversa. Negli ultimi anni quasi tutti gli italiani hanno lasciato la zona vendendo e affittando, spesso a prezzi molto alti, i loro appartamenti agli immigrati.
Supero il portone del civico 10, una casa di ringhiera del primo novecento, da anni senza manutenzione e abitata in maggioranza da stranieri. L’atmosfera è da vecchia Milano, ma senza milanesi: i bambini giocano in cortile, le donne chiacchierano sui ballatoi e gli uomini s’incontrano per strada. L’aria è carica di profumi speziati, che si mescolano con le musiche e gli idiomi delle varie nazionalità.
Fino a vent’anni fa gli odori e le voci erano quelli del sud Italia. A partire dagli anni cinquanta l’area era stata “colonizzata” dai meridionali che, come i nuovi stranieri, si dividevano per gruppi: da una parte i calabresi e dall’altra i pugliesi. I confini territoriali, ieri come oggi, si disegnano sull’asfalto dei marciapiedi.
La Vecchia tabaccheria Varisco è frequentata da italiani e stranieri: operai, casalinghe, disoccupati e impiegati si mescolano a trans e artisti. Il locale è stato aperto nel 1959 dai nonni di Luciana Villa, che lavora qui con il marito e i genitori. “Questo è sempre stato un quartiere popolare, vivo e vivace”, racconta. “Una volta gli abitanti facevano conoscenza soprattutto scambiandosi le specialità dei luoghi d’origine”. Anche oggi si continua a guardare nel piatto dell’altro, ma pochi provano ad assaggiarlo.
