Migranti pregano davanti a un edificio sgomberato a Roma, luglio 2018. (Alessandro Bianchi, Reuters/Contrasto)

Tra sacro e profano

Migranti pregano davanti a un edificio sgomberato a Roma, luglio 2018. (Alessandro Bianchi, Reuters/Contrasto)
20 settembre 2019 18:03

Oggi l’Europa è cristiana? In che modo si esprime questa sua identità? Negli ultimi anni queste domande sono diventate più frequenti, anche in reazione all’arrivo nel continente di immigrati di religioni diverse. Nel suo ultimo libro L’Europa è ancora cristiana? Cosa resta delle nostre radici religiose (Feltrinelli 2019) Olivier Roy, professore di scienze politiche francese esperto di islam, descrive il lungo processo della secolarizzazione e racconta come la religione cattolica e quella protestante abbiano contribuito a costruire il sistema di valori che è alla base della società liberale europea. Tuttavia, fa notare Roy, il cristianesimo, inteso come forma d’identità culturale, oggi è diventato uno strumento nelle mani di alcuni politici che ne usano i simboli e le idee per alimentare la retorica populista contro gli stranieri.

Il 4 ottobre Olivier Roy si confronterà su questi temi al festival di Internazionale con monsignor Gian Carlo Perego, l’arcivescovo della diocesi di Ferrara-Comacchio, in un incontro moderato da Stefania Mascetti di Internazionale. Perego è stato a lungo il direttore della Fondazione Migrantes, l’organismo della Conferenza episcopale italiana che si occupa di sostenere migranti e rifugiati, e di tutelare i loro diritti. Perego in passato ha criticato l’“Europa dei nazionalismi” e più volte ha esortato la classe politica a non adottare strategie miopi su immigrazione e integrazione.

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