Libri e lettori, è anche questione di dimensioni

06 giugno 2019 17:47

Gentile bibliopatologo,

Fino ai trent’anni non c’era modo che leggessi libri con più di cento pagine, memore dell’avvertimento della mia professoressa del liceo: mega biblìon, mega kakòn_. Ora mi trovo a comprare solo tomi voluminosissimi (gli ultimi:_ La vita contro la morte e addirittura L’uomo senza qualità). E li affronto con una curiosità molto gradita. Cosa mi è successo?

-Ilaria

Gentile bibliopatologo,

Quando scelgo un libro mi faccio condizionare dal numero delle pagine. L’idea di spendere soldi per un libro, seppur bellissimo, che durerà lo spazio di poche ore di lettura mi blocca. Mi aiuti lei, perché mi dicono tutti che con questa impuntatura mi sto perdendo delle meraviglie.

-Sir Polpettone

Gentile bibliopatologo,

Mi chiedevo come sia possibile cambiare idea sulla frequenza di lettura. Mi spiego: un giorno mi va di leggere, leggo cento pagine, e il giorno dopo non ne ho alcuna voglia. Come mai?

-Marco

Cara Ilaria, caro Sir Polpettone, caro Marco,

Mi costringete a subissarvi di doppi sensi, ma l’avete voluto voi. Non credete a quanto si dice in giro: le dimensioni contano. E non solo le dimensioni di un libro (anzi, chissà se gli scrittori ricevono dai loro editori email di spam notturne con l’intestazione Enlarge your book), ma anche le dimensioni della mente di chi lo legge – la sua capienza, elasticità, conformazione. Quando non si tocca un libro da mesi, per esempio, o addirittura non lo si è fatto mai, è difficile far entrare nella propria mente, così a freddo, tutto L’uomo senza qualità; chi invece passa notti brave a leggere come un coniglio, rischia di non sentire più nulla, di ingolfarsi di frasi inutili che entrano ed escono senza lasciare traccia se non una sottile e languorosa depressione post-libro.

In un episodio della geniale serie di Larry David, Curb your enthusiasm, assistiamo a una contesa a colpi di malignità e insinuazioni tra una donna che prende in giro un ex amante per il suo small penis e lui che si difende incolpando lei di avere una big vagina. Lui protesta, accalorandosi: scommetto che là fuori è pieno di tizi a cui è stato detto che avevano un pene piccolo, quando almeno nel cinquanta per cento dei casi si trattava di vagine giganti! Larry gli dà man forte: ragionando biologicamente, dice, dovrebbero esserci tante grandi vagine quanti sono i piccoli peni. La conclusione è perentoria: These big vagina ladies are getting away with murder.


Le dimensioni contano, ma come vedete tutto dipende da quelli che i fisici chiamano “sistemi di riferimento” – e qui ce ne sono di vario tipo, sociali, culturali, materiali, individuali. Non chiedetevi quanto debba essere lungo astrattamente un libro. Non lamentatevi dei narratori prolissi e inconcludenti che vi sfiniscono senza venire mai al punto o, al contrario, degli affabulatori precoci che vi lasciano frustrati a fissare il soffitto. Non date la colpa alla vostra decadenza se non riuscite più a fare chiuse di giorni e notti con Victor Hugo come quando eravate giovani, né alla vostra indole bacchettona se non provate alcun piacere in qualche incursione frettolosa tra le copertine.

Ci sono libri adatti a tutte le taglie, la sola cosa che conta è imparare a rispettare e ad ascoltare la vostra mente. Che appunto è vostra, e la gestite voi. Insomma, munitevi di speculum.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.

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