Yesterday. (Universal Pictures)

Yesterday e gli altri film del weekend

Yesterday. (Universal Pictures)
26 settembre 2019 20:14

Un blackout mondiale di dodici secondi ha degli effetti impensabili sull’umanità. Neanche il tempo di trovare le candele in qualche cassetto che i Beatles sono stati cancellati dalla memoria collettiva. Con pochissime eccezioni. Uno dei pochi che ancora si ricorda dei Fab Four è un cantautore sull’orlo del fallimento. Un musicista insomma e ha anche una bella voce. Una fortuna perché se fosse stato uno che non sapeva suonare il leggendario catalogo dei Beatles sarebbe andato perduto per sempre.


Invece Jack Malik (Himesh Patel) in pochissimo tempo diventa una star mondiale, un fenomeno che in pochi giorni sforna Yesterday, Let it be, Hey Jude, Eleanor Rigby, Here comes the sun e altre pietre miliari (una ventina in tutto). Il regista del film è Danny Boyle, e anche questa è una fortuna, perché mantiene un ritmo serrato ed è capace di girare scene di ampio respiro: ha sicuramente un feeling con Wembley, ma la scena più spettacolare è quella girata a Gorleston-on-Sea in cui Jack chiede disperatamente aiuto (Help!) a tutto il mondo dal tetto di un hotel.

La sceneggiatura è di Richard Curtis che, tra gli altri, ha scritto Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill, I love Radio Rock e un paio di Bridget Jones. Questo per chiarire che non abbiamo a che fare con un film sul multiverso e la fisica quantistica, ma con una commedia romantica. Ed ecco quindi Lily James, in versione insegnante di provincia, a ricordarci che nella vita… All you need is love. Nel cast anche Ed Sheeran nei panni di se stesso e, da qualche parte, Robert Carlyle. In attesa di uno spinoff sugli Oasis, ci si può divertire a immaginare una versione italiana. Chi potrebbe cancellare il blackout? Gianni Morandi o Adriano Celentano? Modugno o Battisti? O tutti e quattro?


Ad astra di James Gray è stato presentato in concorso all’ultimo festival di Venezia. L’ho mancato, ma non sono riuscito a trovare qualcuno che mi abbia detto che gli era piaciuto. Comunque Brad Pitt interpreta Roy McBride, un astronauta che in un prossimo futuro parte per una missione vecchia quanto il mondo: cercare il padre (astronauta anche lui e anche lui con problemi di anaffettività) scomparso dalle parti di Nettuno. Al contrario delle mie conoscenze al Lido, la stampa straniera in generale sembra averlo apprezzato (in particolare quella francese). Non mancano le eccezioni come lo spietato The Times che, tirando in ballo Alien, accompagna la recensione con la frase: “Nello spazio nessuno può sentirti russare”.


Che dire di Rambo. Last blood di Adrian Grunberg? Sylvester Stallone torna nei panni del tormentato veterano John Rambo. Anche nel ranch paterno in Arizona, dove si è ritirato, non trova pace. La vecchia fattoria non è abbastanza lontana dal confine con il Messico per garantirgli un sereno pensionamento. Tanto peggio per i trafficanti (non solo di droga) che gli fanno saltare la mosca al naso. Il capostipite Rambo di Ted Kotcheff (1982) era un buon film (nonostante una genesi tormentata come il suo protagonista) che ha fruttato tanti soldi e prodotto pessimi sequel. Come scrive Joshua Rotkopf su TimeOut, quest’ultimo capitolo forse getta definitivamente la spugna: “Sembra quasi un’ammissione che in realtà tutti i film di Rambo non sono mai stati altro che spazzatura”.

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