• 07 Ott 2015 15.51
07 ottobre 2015 15:51

In occasione del Festival di Internazionale a Ferrara, in Piazza Municipale si è tenuto un dibattito sulle possibilità che le tecnologie digitali possono offrire. I principi di condivisione, collaborazione e partecipazione sono alla base di forti progetti che gli ospiti hanno presentato.

Jepchumba, che da anni promuove attività digitali in Africa, ha creato l’applicazione Avirohealt, con la quale viene fornito un aiuto a medici e infermieri nel trattare pazienti affetti da Hiv. Per prima cosa ha raccontato le motivazioni alla base di questo progetto: cercare di capire le persone da un punto di vista emotivo e creare tecnologie che siano adatte ad ognuna di loro. Jepchumba ha cercato di inserire strumenti tecnologici nella vita di tutti i giorni in alcune delle aree più arretrate dell’Africa. L’apertura di negozi di prodotti digitali e di laboratori ha permesso di far interagire le persone con questi strumenti. Il nuovo linguaggio digitale adottato da operatori sanitari, medici ed infermieri ha permesso di gestire in modo nuovo ed alternativo il rapporto con i pazienti. “La cosa importante”, dice Jepchumba, “è far comprendere agli utenti che anche loro possono essere utili e possono contribuire aiutando chi ha poca famigliarità con questi nuovi strumenti”. Secondo lei, ogni attività di interazione tecnologica cambia anche il modo ti interagire culturalmente e socialmente. Crede anche che questi nuovi mezzi di espressione, anche al di fuori del campo medico, possano dare voce alle persone migliorandone il livello di cultura globale.

Heather Leson, in qualità di presidente di Humanitarian Openstreetmap, gestisce le attività principali di questa associazione: fornire mappe aggiornate totalmente free di zone colpite da calamità naturali tramite un programma open source. Alla domanda di Serena Danna, su chi sono e che ruolo svolgono i digital humanitarians, la Leson ha risposto partendo dalle origini del suo progetto. “Siamo partiti come volontari investendo molto denaro”, ha raccontato, “creando un gruppo di persone con diverse competenze in ambito tecnologico-digitale in grado di fornire aiuto alle aree colpite da disastri naturali, come terremoti ed alluvioni. Abbiamo creato un database enorme, contenente una quantità di dati ampia, di libera consultazione. Le informazioni riguardano infrastrutture, strade, danneggiamenti, mappe e qualsiasi tipo di informazione correlata al tragico evento”. Heather e il suo gruppo cercano di lavorare il più possibile con le comunità locali e con gli operatori umanitari che lavorano in soccorso alle persone coinvolte nelle catastrofi. I principi alla base di queste attività sono il raccontare e il condividere il più possibile il sapere all’interno della comunità. La collaborazione è la chiave per aiutare ed essere aiutati ad acquisire competenze in questo ambito. “Servono forze collettive”, ha detto la Leson, “per istituire spazi condivisi dove tutti possono aggiungere qualcosa e ricavare informazioni in caso di necessità”.

Infine, Maria Cristina Ferradini, che si occupa di innovazione sociale nella fondazione Vodafone, ha spiegato che la tecnologia è stata la principale protagonista della rivoluzione digitale. “La fondazione ha auto la possibilità di essere al servizio della società civile e culturale”, ha iniziato Maria Cristina Ferradini, “e abbiamo avuto modo di aiutare chi fosse in difficoltà da un punto di vista di alfabetizzazione tecnologica. Abbiamo avviato programmi di acculturamento digitale per aiutare le persone al di sopra dei 50 anni di età, poi ci siamo concentrati anche sull’aspetto educativo e formativo della tecnologia, la quale offre strumenti positivi ed utili per i giovani”. Con il suo discorso in merito all’aspetto istruttivo delle innovazioni, la Ferradini ha voluto sfatare il mito di tecnologia cattiva che incita al bullismo, all’esclusione sociale e fenomeni simili. Dobbiamo cercare di sfruttare le opportunità offerte da questi nuovi mezzi, che possono essere davvero molto produttive. Concludendo, ha illustrato le strategie di base di una fondazione importante come la Vodafone: l’interazione di tutti i soggetti coinvolti nel mercato sociale è il punto su cui loro lavorano di più, il pilastro portante delle loro attività. “Unendo le competenze digitali e le competenze economiche rafforziamo l’impresa e il suo ruolo nella comunità sociale”.

(Giulia Sangiorgi)

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