Volter Petiblen, haitiano di 24 anni, guarda verso il confine con gli Stati Uniti dall’ostello Juan Bosco. (Lucy Nicholson, Reuters/Contrasto)

Un rifugio per chi sogna l’America

14 febbraio 2017 13:18

Una mattina d’inverno del 1982, Juan Francisco Loureiro e la moglie Gilda Esquer di Nogales, in Messico, videro una donna indigena con i suoi due figli per strada, avvolti in una coperta, e decisero di aiutarla aprendo l’ostello San Juan Bosco. Da allora hanno incontrato migliaia di persone, messicani e non, che viaggiano verso nord: in 35 anni hanno accolto almeno un milione di migranti.

Oggi l’ostello è aperto sette giorni a settimana e offre a chi vuole passare la frontiera alloggio e cibo per tre giorni. Ai migranti vengono spiegati i pericoli dell’attraversamento del deserto e il rischio di essere catturati e rispediti indietro: nel 2016 la polizia statunitense ha arrestato ed espulso 408.870migranti irregolari e nell’anno precedente nel deserto ne erano morti almeno 240.

Il mantenimento dell’ostello costa circa ottomila dollari al mese, ma a parte qualche sovvenzione pubblica il rifugio si finanzia grazie a donazioni private ed è gestito da volontari. Spesso sono proprio dei migranti, tornati in Messico perché non hanno trovato lavoro negli Stati Uniti o perché ne sono stati espulsi e decidono di fermarsi ad aiutare chi prova a percorre la loro stessa strada.

Le foto sono state scattate da Lucy Nicholson il 3 febbraio 2017.

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Claudia Grisanti