Revenge of the gold fish, 1981. (Sandy Skoglund, Per gentile concessione di Paci contemporary gallery)

Visioni ibride

06 febbraio 2019 16:09

Per la prima volta in Italia, una mostra ripercorre la carriera dell’artista statunitense Sandy Skoglund, tra sculture, installazioni e fotografie in grande formato.

Skoglund (1946) arriva a New York negli anni settanta, dopo avere studiato pittura e cinema. La sua ricerca comincia nell’arte concettuale e in particolare, ama l’umorismo sovversivo di Ed Ruscha e William Wegman. Decide di esplorare le potenzialità della fotografia, prima attraverso inquadrature fisse di esterni e still life, e poi con i grandi tableaux che a partire dagli anni ottanta le daranno fama internazionale.

In opere come Radioactive cats (1980) o Revenge of the gold fish (1981), Skoglund elabora uno stile evocativo e surreale con cui trasforma l’ambiente domestico in un luogo inquietante da cui scappare; autrice anche delle scenografie, usa i colori e gli animali in modo da creare un effetto straniante. La presenza del mondo animale rappresenta per Skoglund l’unico vero legame tra gli esseri umani e la natura: “Quando guardiamo un cane e lui ci guarda a sua volta, in quel preciso momento ci rendiamo conto che non esiste solo la coscienza umana nell’universo”, afferma, “e questa moltitudine di coscienze mi ha sempre disturbato perché dimostra l’esistenza di un caos del mondo che sfugge completamente al nostro sguardo”.

Il percorso antologico di Visioni ibride, ospitata dal museo Camera di Torino fino al 24 marzo, permette di seguire l’evoluzione stilistica e concettuale di Skoglund, dove trovano spazio le sue riflessioni sull’arte e la vita, la realtà e la finzione, e nelle opere più recenti, sul rapporto tra esseri umani e natura.

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