Giovane operaia ferraiola in cantiere, Forlì, 1978. (Paola Agosti)

Lo specchio dell’uniforme

29 gennaio 2020 17:10

Il nuovo progetto espositivo della Fondazione Mast di Bologna riflette sui modi di essere e apparire nel mondo del lavoro.

Curato da Urs Stahel, si divide in due mostre. Uniform into the work/Out of the work è una grande collettiva in cui 44 fotografi, di epoche e stili differenti, raccontano come l’abbigliamento da lavoro abbia creato categorie non solo professionali ma anche sociali. Le uniformi e le divise organizzano la collettività in gruppi che determinano il ruolo di una persona all’interno della società, tralasciando la sua individualità. “La moda che psicologicamente rispecchia la vita quotidiana, le abitudini, il gusto estetico cede il passo a un abbigliamento concepito per agire in svariati ambiti professionali e svolgere una determinata azione sociale”, scrive nel 1923 l’artista costruttivista Varvara Stepanova.

Tra i fotografi esposti troviamo Irving Penn, August Sander, Manuel Álvarez Bravo, Walker Evans, Graciela Iturbide, Paola Agosti, Sebastião Salgado e Weronika Gęsicka.

Ci sono invece settori dove il concetto di uniforme è disprezzato e l’abbigliamento diventa un segno per distinguersi dagli altri: da qui parte Walead Beshty con Ritratti industriali. Per dodici anni l’artista statunitense ha fotografato in pellicola e con una macchina di piccolo formato le persone incontrate nel suo ambiente, mentre realizzava un’opera o allestiva una mostra. A Beshty non interessa far emergere l’individualità dei soggetti ma collocarli in una specifica realtà industriale, il mondo dell’arte appunto. Decide di ritrarli tutti alla stessa maniera, creando una serie che vista nel suo insieme svela come gli sforzi per apparire personali e originali rischino di essere comunque espressione di un atteggiamento conformistico.

Entrambe le mostre resteranno aperte fino al 3 maggio.

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