Il capitale che cresce
Tutto nasce dall’incontro casuale con Sarah e Saleha, una coppia di gemelle di due anni. Era il 2009 e la fotografa e artista Monica Biancardi si trovava in un villaggio beduino a sudest di Hebron in Cisgiordania. Dopo una lunga attesa, il padre delle bambine l’aveva invitata a scattare un ritratto alle gemelle, ma quella foto era solo una delle tante che Biancardi aveva fatto durante il suo viaggio.
Poi però nel 2012 era tornata in quell’angolo di deserto della Palestina per realizzare alcuni progetti e il caso aveva voluto che le incontrasse di nuovo. Aveva così deciso di provare a seguirne la crescita.
Anno dopo anno, le ha ritrovate nello stesso posto e le ha fotografate, stabilendo un rapporto di fiducia e di scambio sia con le due ragazze sia con le altre donne del villaggio, ma affidandosi sempre alla fortuna: “Uno dei punti nevralgici del progetto consisteva per me nell’andare a trovarle senza alcun preavviso”, racconta Biancardi, “all’inizio era effettivamente impossibile che lo facessi, ma anche quando il padre si procurò un telefono, ho sempre evitato di avvertirli. La visita inattesa mi ha permesso di catturare le gemelle nella totale naturalezza”.
Arrivare così era una sorta di sfida. “Quella di ritrovare tutti loro nello stesso punto dove li avevo salutati l’anno prima. La cosa in sé dovrebbe essere altamente improbabile per qualsiasi essere umano, figuriamoci per dei nomadi”, dice Biancardi.
Con il passare del tempo vediamo le bambine crescere e cambiare, e non solo fisicamente. Diventa più difficile coglierle nella loro quotidianità. Nel 2018, avvertite dagli altri bambini, corrono a indossare dei vestiti nuovi, identici. Lo stesso nel 2019. Poi, dopo una pausa dovuta al covid, nel 2022 vediamo che sono diventate due giovani donne. Hanno il capo coperto. Lo sguardo e i gesti si sono induriti. Durante quella pausa, il padre gli ha fatto lasciare la scuola e le ha promesse in sposa. E poi, a dicembre del 2025, è stato arrestato dall’esercito israeliano.
Sotto pressione
Man mano che le ragazze crescono il loro orizzonte sembra ridursi. Non è solo la società patriarcale in cui vivono a limitarne le possibilità. È la povertà, è l’esclusione dalla stessa comunità palestinese, che tende a emarginare le popolazioni beduine, è la pressione sempre più violenta dei coloni e dell’esercito israeliano. Le ragazze crescono, ma rimangono immobili negli stessi luoghi, specchiandosi l’una nell’altra, e cercando di resistere in un territorio che si sta dissolvendo.
Biancardi ha poi ampliato il progetto, intitolato Il capitale che cresce, con una serie di opere in plexiglas: sette mappe incise a mano che raccontano proprio la progressiva frammentazione del territorio palestinese dal 1917 a oggi. E ha aggiunto anche una selezione di disegni realizzati dai bambini della comunità, in cui si esplora il tema del mare, un luogo vicino, ma che i ragazzi possono solo immaginare, perché non lo hanno mai visto.
Esposto fino al 14 giugno 2026 al Man, Museo d’arte della Provincia di Nuoro, in una mostra a cura di Chiara Gatti, Il capitale che cresce è diventato anche un libro, edito da Interlinea, con testi di Chiara Gatti, Lorenzo Benedetti e una conversazione tra Eyal Weizman e Monica Biancardi. Il progetto è sostenuto dal Pac 2025-Piano per l’arte contemporanea, promosso dalla direzione generale creatività contemporanea del ministero della cultura.
Il libro sarà presentato il 10 giugno 2026 alle 18.00 al palazzo delle Esposizioni a Roma dall’autrice e da Lorenzo Benedetti.