Le dimissioni di Fabrice Leggeri dalla direzione di Frontex arrivano in un momento delicato per l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. L’ufficio europeo antifrode (Olaf) aveva concluso la sua indagine sull’agenzia e Leggeri ha preferito farsi da parte prima che fossero emesse sanzioni. La sua posizione si era fatta sempre più complicata negli ultimi mesi a causa delle rivelazioni sui respingimenti illegali dei migranti alle frontiere esterne dell’Unione e sulla gestione dell’agenzia. Nel 2021 la commissione di controllo del parlamento europeo si era rifiutata di approvare il bilancio di Frontex date le sue “violazioni dei diritti fondamentali”.

Frontex è di gran lunga la più potente delle agenzie europee: entro il 2027 disporrà di diecimila agenti e di un bilancio di 900 milioni di euro. Questa espansione dovrebbe avvenire nella trasparenza più assoluta, ma Leggeri sembra aver trascurato quest’aspetto. Il direttore ha accusato la Commissione europea di voler trasformare Frontex in “un organo per i diritti fondamentali incaricato di vigilare su cosa fanno gli stati dell’Unione”, mentre lui sosteneva di avere un compito di controllo delle frontiere esterne in un contesto in cui i paesi vicini usano i migranti come un’arma. Secondo il consiglio di amministrazione di Frontex i due obiettivi non sono incompatibili. Blindare le frontiere europee senza limitare il diritto a chiedere protezione, però, sembra difficile. Il principio di non respingimento è parte integrante del diritto d’asilo sancito dalla convenzione europea dei diritti umani. Non spetta al direttore di Frontex liquidare un elemento centrale dei valori europei. ◆ gac

Questo articolo è uscito sul numero 1459 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati