Il dramma vissuto dall’Ucraina giustifica l’accelerazione del processo della sua adesione all’Unione europea, chiesta dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. L’altra faccia della medaglia è il rischio di un ingresso prematuro, in un momento in cui l’Unione è scossa da tensioni interne e i suoi fondamenti sono messi in discussione. Oggi nella lista dei candidati all’adesione ci sono Turchia, Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia, ma dopo l’invasione russa hanno espresso l’intenzione di entrare anche Ucraina, Moldova e Georgia.

Di fronte a questa situazione inedita è necessario immaginare soluzioni che permettano di coniugare punti di partenza molto diversi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto di formalizzare un sistema a più velocità, istituendo una “comunità politica europea”. Il cuore dell’Unione europea potrebbe così continuare il processo d’integrazione, mentre i paesi candidati potrebbero realizzare le riforme necessarie a soddisfare i requisiti europei in materia di lotta alla corruzione, trasparenza, indipendenza dei poteri e diritti. Il rispetto di queste condizioni è ancora più importante perché il modello europeo è sfidato dall’asse autoritario tra Russia e Cina, che vede nell’indebolimento delle istituzioni democratiche occidentali un’opportunità. Svalutare i requisiti per accelerare l’adesione dell’Ucraina ridimensionerebbe la legittimità dell’Unione europea.

Con la sua resistenza, l’Ucraina ha mostrato chiaramente da che parte sta. È ora che l’Europa contraccambi senza indugi, ma senza rinnegare la fedeltà a quello che è e che vuole rappresentare nel mondo. ◆ gac

Questo articolo è uscito sul numero 1465 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati