L’ondata di caldo che ha colpito la Spagna nei giorni scorsi è arrivata in anticipo e con una durata e un’intensità senza precedenti, a conferma che il cambiamento climatico non è più un problema del futuro ma del presente. L’unico atteggiamento ragionevole è dare per scontato che nei prossimi anni assisteremo a un aumento della frequenza e della gravità di questi episodi, con una popolazione esasperata da temperature insopportabili.

Il Mediterraneo è tra le regioni più vulnerabili del mondo. Gli esperti sanno che non c’è una soluzione magica e rapida, ma solo misure per evitare il peggio: mitigazione e adattamento. Per mitigazione si intendono azioni che puntano a ridurre le emissioni di gas serra. Ma nell’immediato sarannno necessari anche provvedimenti di adattamento che permettano di affrontare meglio le nuove condizioni climatiche. Serve un piano ampio, con misure specifiche per i settori professionali più esposti. Gli studenti e i professori non possono affrontare nelle condizioni attuali un’altra ondata di caldo. Chi lavora all’aperto non può restare sotto il sole a 40 gradi. Le industrie che non si sono adeguate non possono andare avanti come se niente fosse. Settori come l’agricoltura non possono ignorare una realtà che si ripresenterà ogni anno.

Le condizioni estreme colpiscono soprattutto categorie vulnerabili (anziani, malati cronici, donne incinte). Bisognerà tenerne conto nella pianificazione delle città, creando spazi in cui i cittadini possano trovare riparo: come biblioteche o scuole con zone d’ombra, vegetazione e acqua. Anche le stazioni del trasporto pubblico possono ricoprire questa funzione. Il cambiamento climatico ci accompagnerà per molto tempo. Imparare a conviverci richiederà un grande sforzo ai poteri pubblici. ◆ as

Questo articolo è uscito sul numero 1466 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati