16 luglio 2013 13:15
La famiglia reale britannica sul balcone di Buckingham Palace per la “sfilata della bandiera”, durante i festeggiamenti per il compleanno della regina, il 15 giugno 2013. (Paul Hackett, Reuters/Contrasto)

Questa settimana dovrebbe nascere il bambino o la bambina di William, il nipote della regina Elisabetta, e di sua moglie Kate Middleton. Che posto occuperà il neonato nell’ordine di successione al trono?

La linea di successione al trono britannico è l’ordine secondo cui i componenti della famiglia reale sarebbero incoronati alla morte della regina. Che sia maschio o femmina, il figlio di William sarà il terzo in ordine di successione: se non ci saranno rinunce, verrà dopo il nonno Carlo, principe del Galles, e dopo il papà William, duca di Cambridge, ma prima dello zio Harry, fratello di William.

Il passaggio della corona britannica è regolata da una serie di norme definite nel seicento e raccolte poi nell’Act of settlement (atto di disposizione) del 1701. Quando il re Giacomo II, cattolico, fuggì in Francia nel 1688, il parlamento dichiarò che il sovrano aveva abdicato e offrì il trono non al figlio del re deposto, anche lui cattolico, ma alla figlia Maria e al marito Guglielmo d’Orange. In quel momento si decise non solo che il re o la regina avrebbero governato passando per il parlamento, ma anche che sarebbe stato quest’ultimo a nominare l’erede al trono.

L’Act of settlement ha definito la successione in base al genere e poi all’età: i figli maschi vengono prima delle femmine, e quelli più grandi prima dei più giovani. Quando qualcuno che è in linea di successione ha un figlio, quest’ultimo viene immediatamente dopo di lui. In sostanza, l’erede al trono è il primo figlio maschio del monarca e solo se non ci sono figli maschi la corona passa alla figlia maggiore (come nel caso di re Giorgio, padre della regina Elisabetta).

Sempre secondo l’Act of settlement, chi diventa sovrano dev’essere di religione protestante e deve promettere di difendere la chiesa d’Inghilterra o anglicana, che si è separata dalla chiesa cattolica al tempo del re Enrico VIII (1533) e di cui il re o la regina sono capi supremi. Chi è cattolico o lo diventa è escluso dalla successione (a meno che non decida di convertirsi), come anche chi sposa un cattolico (come Michael di Kent, figlio del duca di Kent e cugino di primo grado della regina, che ha dovuto rinunciare ai suoi diritti di successione al trono per sposare una baronessa cattolica).

Una persona nata da genitori non sposati non è inclusa nella linea di successione.

Nell’ottobre del 2011 sono state cambiate alcune regole. Chi sposa una persona di confessione cattolica non viene più escluso dalla successione. E soprattutto, il sesso di un bambino non dà più a lui o ai suoi discendenti nessuna precedenza sugli altri nella linea di successione. Significa che i figli e le figlie di un futuro monarca britannico ora hanno lo stesso diritto al trono. E che, se il duca e la duchessa di Cambridge (William e Kate) avranno una bambina, un giorno sarà lei la regina d’Inghilterra.

Queste norme non valgono per tutti i 54 paesi che compongono il Commonwealth (l’organizzazione che raccoglie gli stati che un tempo facevano parte dell’impero britannico, con l’aggiunta del Mozambico e del Ruanda), ma solo ai 16 che considerano la regina inglese come loro capo di stato: Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Giamaica, Antigua e Barbuda, Belize, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Tuvalu, Barbados, Grenada, Salomone, Saint Lucia e Bahamas.

Se in passato i figli e le figlie dei monarchi britannici avessero avuto pari diritto a succedere al trono, non ci sarebbero stati Enrico VIII o Carlo I, perché entrambi avevano sorelle maggiori. Invece di Enrico VIII, sotto il cui regno è nata la chiesa anglicana, sarebbe salita al trono la sorella Margaret. E al posto di Carlo, che nel seicento lanciò una sanguinosa guerra civile, avrebbe regnato la sorella Elisabetta. La prima figlia della regina Vittoria ha sposato l’imperatore Federico III di Germania, e se fosse diventata lei regina d’Inghilterra avrebbe poi passato la corona al figlio Guglielmo. Nei primi del novecento la Germania e la Gran Bretagna si sarebbero così trovate ad avere lo stesso re.

In Europa la Svezia è stata la prima monarchia a dichiarare pari diritti al trono per maschi e femmine, nel 1980. E hanno seguito il suo esempio la Norvegia, i Paesi Bassi, il Belgio, la Danimarca e il Lussemburgo. In molte monarchie, come quella giapponese, è del tutto vietata la successione alle donne.

Che sia maschio o femmina, il figlio di William sarà comunque “Sua altezza reale, principe o principessa di Cambridge”. In passato, se fosse nata una bambina, sarebbe stata chiamata “Lady”, mentre un maschio avrebbe avuto in automatico il titolo di principe.

(Anna Franchin)