Amnesty accusa l’Onu di non aver protetto le vittime dei conflitti

L’organizzazione internazionale ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani in 160 paesi del mondo tra il 2014 e il 2015

Amnesty international: “Il 2014 un anno devastante per i diritti umani”

25 febbraio 2015 08:49
Sergei Nikitin, direttore di Amnesty International in Russia e Anna Neistat, ricercatrice, presentano il rapporto annuale dell’organizzazione a Mosca, il 24 febbraio 2015. (Ivan Sekretarev, Ap/Ansa)

Amnesty international ha pubblicato il suo rapporto annuale sullo stato dei diritti umani nel mondo. “Quello passato è stato un anno devastante per chi difende i diritti umani e per chi soffre nelle zone di guerra”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty international.

Il video di Amnesty international


Il rapporto si riferisce al 2014 ed è stato scritto dopo un’indagine svolta in 160 paesi. Ecco i punti principali del documento.

I gruppi armati. Nel 2014 i gruppi armati hanno violato i diritti umani in almeno 35 paesi, più di un quinto di quelli su cui Amnesty international ha svolto ricerche. “Con l’estensione dell’influenza di gruppi come Boko haram, Stato islamico e Al Shabaab oltre i confini nazionali, sempre più civili saranno sottoposti ad abusi, persecuzioni e discriminazioni”, ha commentato l’organizzazione.

Il diritto di veto. Amnesty international chiede ai cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu di rinunciare al loro diritto di veto nei casi di genocidio o di altre atrocità di massa. Il Consiglio di sicurezza non è intervenuto di fronte alle varie crisi in Siria, Iraq, Gaza, Israele e Ucraina, neanche quando gli stati o i gruppi armati hanno commesso crimini orrendi contro la popolazione civile.

Il commercio di armi. Amnesty international chiede a tutti gli stati – compresi Stati Uniti, Cina, Canada, India, Israele e Russia – di ratificare o sottoscrivere il trattato sul commercio di armi entrato in vigore lo scorso anno. Nel 2014 c’è stato un grande commercio di armi, soprattutto in Iraq, Israele, Sud Sudan e Siria. Le armi sono state usate sia dagli eserciti regolari sia dai gruppi armati per compiere gravi abusi, come nel caso dello Stato islamico, e hanno provocato la morte di decine di migliaia di civili.

La scusa della sicurezza. Amnesty international chiede ai governi di assicurare che la loro risposta alle minacce contro la sicurezza non metta a rischio i diritti umani fondamentali o alimenti ulteriore violenza. Nel 2014 molti governi (Afghanistan, Kenya, Nigeria, Pakistan, Russia, Turchia) hanno cercato di giustificare le violazioni dei diritti umani con la necessità di difendere “la sicurezza” internazionale.

Rifugiati. La natura dei conflitti ha creato una delle peggiori crisi dei rifugiati della storia, con milioni e milioni di persone in fuga dalla guerra e dalla persecuzione (quattro milioni solo dalla Siria, il 95 per cento accolto dai paesi confinanti).

La situazione in Italia. I problemi riguardano l’assenza del reato di tortura nella legislazione nazionale, la discriminazione nei confronti delle comunità rom, la situazione nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti irregolari e il mancato accertamento – nonostante i progressi compiuti su qualche caso ­– delle responsabilità per le morti delle persone tenute in custodia dalle forze dell’ordine, a seguito d’indagini lacunose e carenze nei procedimenti giudiziari.

La fine di Mare nostrum. Amnesty international ha criticato il governo italiano per la chiusura dell’operazione di pattugliamento dello stretto di Sicilia Mare nostrum, che secondo l’organizzazione ha permesso il salvataggio di 150mila rifugiati e migranti. “Avevamo chiesto al governo, e lo stesso primo ministro si era impegnato pubblicamente in questo senso, di non sospendere Mare nostrum fino a quando non fosse stata posta in essere un’operazione analogamente efficace. Le nostre richieste non sono state ascoltate, con le conseguenze ampiamente previste di nuove, tragiche morti in mare, nonostante il pieno dispiegamento dei mezzi e l’impegno della guardia costiera italiana, lasciata sola dalla comunità internazionale”, ha dichiarato l’organizzazione.

Amnesty international

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

La macchina del consenso di Erdoğan
Annalisa Camilli
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.