Salvatore Buzzi sentito dai giudici minimizza sugli episodi di corruzione

Il fondatore della cooperativa 29 giugno è intervenuto in video conferenza dal carcere di Nuoro in un’udienza volta dalla procura per chiedere le misure di sorveglianza speciale, l’obbligo di soggiorno per tre anni e la confisca dei beni sequestrati per Buzzi, Carminati e altri nove indagati

Buzzi, Carminati e gli altri: le nuove intercettazioni di Mafia capitale

04 giugno 2015 18:28

Salvatore Buzzi era una figura chiave all’interno dell’organizzazione criminale guidata da Massimo Carminati. Lo proverebbe la seconda fase dell’inchiesta Mafia capitale sulle presunte collusioni tra mafia e politica a Roma, che oggi ha portato all’arresto di altre 44 persone.

Salvatore Buzzi è stato il presidente della cooperativa 29 giugno ed è un uomo legato al mondo delle cooperative rosse romane. Secondo l’accusa, Buzzi faceva affari soprattutto con la gestione dei campi di accoglienza per i migranti.

A provare il suo ruolo fondamentale all’interno di Mafia capitale ci sarebbero diverse intercettazioni realizzate dai carabinieri del Ros. In una conversazione con Massimo Carminati, ex esponente del gruppo terrorista neofascista Nuclei armati rivoluzionari (Nar) ed ex affiliato alla banda della Magliana, Buzzi dichiara: “I consiglieri comunali devono stare ai nostri ordini”. Carminati replica che i consiglieri comunali dovrebbero ubbidire perché sono a libro paga dell’organizzazione e aggiunge: “Dice, e se non rispetti gli accordi? Non rispetti gli accordi? Ma tu lo sai chi sono io? Ti ricordi da dove vengo?”.


In una telefonata intercettata con Franco Figurelli, funzionario della segreteria dell’ex presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti (ex di Forza Italia passato in seguito al Partito democratico), Buzzi dichiara: “La mucca deve mangiare”. E aggiunge: “Ahò, però diglielo: ‘guarda che ha detto Buzzi che qui la mucca l’avemo munta tanto…”. Queste frasi, secondo l’accusa, spiegherebbero il sistema corruttivo al centro delle indagini, secondo il quale i politici, in cambio di tangenti, dovevano sovvenzionare le cooperative legate a Buzzi attraverso gli appalti.


In un’altra telefonata Buzzi parla con il suo collaboratore Emilio Gammuto e dice: “Massimo Carminati è un grande. Ci sta facendo fare un sacco di cose, un sacco di lavori”. “Su a Ostia, anche se non direttamente ma attraverso un suo collaboratore, abbiamo preso un milione e due per il taglio del verde”, aggiunge Buzzi.


I nuovi arresti. Tra le persone arrestate oggi ci sono l’ex presidente del consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti, e Luca Gramazio, consigliere regionale del Lazio del Popolo della libertà e in seguito di Forza Italia, accusato di aver partecipato attivamente all’associazione mafiosa guidata da Massimo Carminati.

“Luca Gramazio svolge un ruolo di collegamento tra l’organizzazione da un lato e la politica e le istituzioni dall’altro, ponendo al servizio della stessa il suo ‘munus publicum’ e il suo ruolo politico”, ha spiegato il gip Flavia Costantini nell’ordinanza di custodia cautelare.

Luca Gramazio, in cambio della sua collaborazione, secondo l’accusa avrebbe ricevuto 98mila euro in contanti, 15mila euro con un bonifico per finanziamento al suo comitato, l’assunzione di dieci persone e la promessa di pagamento di un debito per spese di tipografia.

Arrestati anche l’ex assessore alla casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo (Partito democratico), e Angelo Scozzafava, ex assessore comunale alle politiche sociali della giunta Alemanno.

I Ros hanno arrestato anche i consiglieri comunali Giordano Tredicine (Forza Italia), Massimo Caprari (Centro democratico) e l’ex presidente del X municipio (Ostia) Andrea Tassone del Partito democratico. I provvedimenti hanno riguardato anche alti dirigenti della regione Lazio come Daniele Magrini, responsabile del dipartimento politiche sociali. Arrestati anche Mario Cola, dipendente del dipartimento patrimonio del comune, e Franco Figurelli, che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti. Infine è finito ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini.

I carabinieri del Ros hanno perquisito gli uffici di 21 persone. Tra queste c’è anche Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti. L’ex collaboratore di Zingaretti è sotto inchiesta per tentata turbativa d’asta in relazione a un appalto per l’acquisto del servizio cup (centro unico di prenotazione), appalto poi revocato dallo stesso Zingaretti. Venafro si era già dimesso a marzo dal suo incarico proprio per questa vicenda. I carabinieri stamattina sono arrivati anche nella sede della cooperativa La Cascina a Tor Vergata, per sequestrare dei documenti.

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