18 giugno 2015 13:48

Le migrazioni forzate su scala mondiale provocate da guerre, conflitti e persecuzioni hanno raggiunto i massimi livelli registrati sinora, e i numeri sono in rapida crescita. È quanto emerge dal rapporto annuale dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), pubblicato oggi. L’indagine – intitolata Global trends – parla di 59,5 milioni di migranti forzati alla fine del 2014, rispetto ai 51,2 milioni di un anno prima e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. Si tratta dell’incremento più alto mai registrato in un solo anno. I bambini sono più della metà dei rifugiati nel mondo.

L’accelerazione principale è cominciata nei primi mesi del 2011, quando è scoppiata la guerra in Siria, diventata la prima causa di migrazione forzata. Oggi, in tutto il mondo, una persona ogni 122 è un rifugiato, uno sfollato interno o un richiedente asilo. E se i 59,5 milioni di migranti forzati componessero una nazione, sarebbe la ventiquattresima al mondo per numero di abitanti. “Siamo di fronte a un cambio di paradigma, a un incontrollato piano inclinato in un’epoca in cui la scala delle migrazioni forzate, così come le necessarie risposte, fanno chiaramente sembrare insignificante qualsiasi cosa vista prima”, ha dichiarato l’alto commissario dell’Onu per i rifugiati, António Guterres.

Stando al rapporto, il numero di rifugiati e sfollati interni è in aumento in tutte le regioni del mondo. Negli ultimi cinque anni, sono scoppiati o si sono riattivati almeno 15 conflitti: otto in Africa (Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nordest della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest’anno Burundi); tre in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen); uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, e diverse aree della Birmania e del Pakistan). Solo poche di queste crisi possono dirsi risolte e la maggior parte di esse continua a generare nuovi esodi forzati. Nel 2014, solo 126.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro paesi d’origine, il numero più basso in 31 anni.

Nel frattempo, permangono le condizioni di instabilità e conflitto in Afghanistan, in Somalia e in altri paesi, e ciò implica che milioni di persone provenienti da questi luoghi continuino a spostarsi o rimangano confinate per anni ai margini della società, senza sapere se sono degli sfollati interni o dei rifugiati a lungo termine. Tra le conseguenze più recenti e ben visibili dei conflitti in corso è indicata la drammatica crescita del numero di rifugiati che per cercare sicurezza intraprendono pericolosi viaggi in mare, nel Mediterraneo, nel golfo di Aden e nel mar Rosso, oltre che nel sudest asiatico.