Un mezzo militare delle forze del presidente Bashar al Assad devastato durante gli scontri con le milizie jihadiste nella provincia nordoccidentale di Idlib in Siria, il 26 aprile 2015.

Le manovre militari russe in Siria e i timori della comunità internazionale 

Un mezzo militare delle forze del presidente Bashar al Assad devastato durante gli scontri con le milizie jihadiste nella provincia nordoccidentale di Idlib in Siria, il 26 aprile 2015.
10 settembre 2015 20:30

All’indomani delle rivelazioni di stampa sull’avvio di operazioni militari russe in Siria a sostegno del regime di Bashar al Assad, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha ammesso che il suo paese sta mandando in Siria equipaggiamenti militari. Lavrov ha però respinto le accuse statunitensi secondo cui Mosca starebbe dispiegando uomini e mezzi vicino alla città portuale di Latakia, oggi roccaforte del presidente Assad.

“Abbiamo aiutato, continuiamo ad aiutare e aiuteremo in futuro il governo siriano fornendo al suo esercito tutto quello di cui ha bisogno”, ha dichiarato il responsabile della diplomazia russa. Lavrov ha precisato che non si tratta comunque di misure militari aggiuntive rispetto a quanto previsto dai precedenti accordi bilaterali con Damasco. Finora i russi avevano sempre sostenuto che i loro aerei cargo trasportassero nel paese arabo solo aiuti umanitari.

Le accuse statunitensi sulle manovre militari russe. Il 9 settembre la Reuters ha pubblicato un lancio in cui citava tre fonti libanesi vicine al dossier siriano, che confermavano per la prima volta l’impegno di militari russi sul terreno al fianco delle truppe di Assad. Le stesse fonti hanno riferito che la Russia è impegnata nell’allestimento di due basi militari in Siria, una sulla costa e un’altra nell’entroterra. Secondo altre fonti statunitensi, il 9 settembre due navi russe adibite al trasporto di truppe sono partite alla volta della Siria e un contingente di fanteria della marina russa sarebbe già sbarcato all’aeroporto di Latakia.

La risposta di Mosca. Il Cremlino non ha voluto rilasciare indicazioni chiare sulla presenza delle sue forze militari in Siria, anche se ha confermato l’invio di esperti militari nel paese. Oggi il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov ha dichiarato: “La minaccia rappresentata dal gruppo Stato islamico è evidente e l’unica forza in grado di resisterle è l’esercito siriano”. Finora le forze militari del regime di Assad hanno ricevuto aiuto soprattutto dai miliziani del partito libanese sciita Hezbollah e dall’Iran.

I timori della comunità internazionale. Il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha invitato la Russia a non intensificare gli sforzi militari a sostegno dell’esercito siriano, anche alla luce del possibile contributo a una soluzione politica della crisi nel paese arabo rappresentato dall’accordo raggiunto con l’Iran sul nucleare. Anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha auspicato una soluzione non militare e ha espresso la sua “preoccupazione” sulle notizie di un incremento dell’impegno militare russo. Lo stesso ha fatto ufficialmente il segretario di stato statunitense John Kerry in un colloquio telefonico con Lavrov.

Il ponte aereo verso Latakia e Tartus. Su richiesta di Washington, l’8 settembre la Bulgaria aveva chiuso il suo spazio aereo ai velivoli russi diretti a Latakia. Ma gli aerei russi hanno raggiunto lo stesso la Siria attraverso i cieli dell’Iran e dell’Iraq. Il Cremlino ha accusato gli Stati Uniti di uno “sgarbo diplomatico” per le pressioni esercitate da Washington sul governo bulgaro. Ufficialmente le forze militari di Mosca sono presenti in territorio siriano solo a Tartus, un’altra città costiera che ospita una base navale della marina russa, l’unica sul Mediterraneo. Storicamente la base è stata gestita con un numero minimo di soldati, ma gli analisti ritengono che le recenti sconfitte dell’esercito di Assad possano aver spinto Mosca a rafforzare la sua presenza sul posto per difendere i suoi interessi nella regione.

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