04 ottobre 2015 17:33

Nelle ultime tre settimane a Gerusalemme e nella Cisgiordania occupata ci sono state tensioni e violenze, che hanno portato le autorità israeliane a vietare ai palestinesi l’accesso alla città vecchia. Ecco un breve riepilogo.

9 settembre. Il ministro della difesa israeliano, Moshe Yaalon, vieta l’ingresso alla Spianata delle moschee, nella città vecchia di Gerusalemme, ai componenti del gruppo musulmano Murabitun (sentinelle), che pattugliano la moschea Al Aqsa.

13 settembre. Sulla Spianata delle moschee scoppiano gli scontri tra palestinesi e polizia israeliana, a qualche ora dalla celebrazione del capodanno ebraico. Il presidente palestinese, Abu Mazen, condanna l’attacco israeliano contro la moschea Al Aqsa.

14 settembre. Continuano gli scontri sulla Spianata delle moschee tra giovani palestinesi, che lanciano pietre, e agenti della polizia israeliana, che rispondono con granate assordanti.

15 settembre. Mentre le violenze proseguono, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu annuncia un inasprimento delle pene contro i palestinesi che lanciano pietre.

18 settembre. Negli scontri con l’esercito israeliano a Beit Furik, a est di Nablus, in Cisgiordania, 51 palestinesi restano feriti. Sei giorni più tardi un palestinese di 25 anni muore per le ferite riportate.

22 settembre. Un palestinese di 21 anni viene ucciso nella notte vicino Hebron, nel sud della Cisgiordania. La sicurezza palestinese incolpa i soldati israeliani. L’esercito israeliano sostiene invece che il giovane è morto per l’esplosione di un ordigno che stava per lanciare contro un veicolo militare. Nella stessa giornata Hadeel al Hashlamun, una palestinese di 19 anni, viene uccisa dai soldati israeliani nei pressi di un posto di blocco a Hebron. Secondo i militari, la ragazza aveva cercato di accoltellarli, ma un testimone ha negato questa versione. In visita a Parigi, Abu Mazen avverte del rischio di una “nuova intifada”.

24 settembre. Israele autorizza le forze dell’ordine a sparare contro chi lancia pietre.

27 settembre. Nuovi scontri sulla Spianata delle moschee nell’ultimo giorno della festa musulmana di Eid al Adha.

30 settembre. Il presidente palestinese alle Nazioni Unite minaccia di non rispettare gli accordi con Israele se lo stato ebraico li violerà.

1 ottobre. Netanyahu annuncia che è disposto a “riprendere immediatamente” i negoziati con i palestinesi. Nella stessa giornata una coppia di coloni ebrei viene uccisa dai proiettili sparati contro la loro macchina vicino alla città di Nablus, nella Cisgiordania occupata. I quattro figli restano leggermente feriti.

3 ottobre. Un palestinese di 19 anni pugnala a morte due israeliani nella città vecchia di Gerusalemme e viene poi ucciso dalla polizia. L’organizzazione Jihad islamica, considerata terrorista da Israele, afferma che il responsabile è un suo esponente. Nella notte l’incursione dell’esercito israeliano in un campo profughi a Jenin provoca degli scontri. Due palestinesi restano gravemente feriti.

4 ottobre. Un palestinese di 19 anni ferisce gravemente un passante a Gerusalemme ovest e viene ucciso dalla polizia. Cominciano scontri tra polizia israeliana e gruppi di giovani palestinesi in diversi punti della Cisgiordania. Israele decide di vietare ai palestinesi di entrare nella città vecchia per due giorni. L’accesso sarà consentito solo ai cittadini israeliani, ai residenti e ai turisti. Secondo la Croce rossa palestinese in ventiquattr’ore i militari israeliani hanno ferito 77 palestinesi con colpi di arma da fuoco.