Migranti e profughi attraversano i campi al confine tra Croazia e Slovenia il 25 ottobre.

Cosa prevede il piano approvato dall’Unione europea per i profughi nei Balcani

Migranti e profughi attraversano i campi al confine tra Croazia e Slovenia il 25 ottobre.
26 ottobre 2015 14:32

Undici paesi riuniti a Bruxelles per discutere della situazione dei profughi nei Balcani hanno approvato un piano in 17 punti che prevede più polizia di frontiera per identificare i profughi, centomila posti di accoglienza lungo la rotta balcanica e maggiori controlli ai confini.

Il vertice, a cui hanno partecipato anche paesi esterni all’Unione europea come la Serbia e la Macedonia, è stato voluto in particolare dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che deve affrontare profonde critiche nel suo paese per le sue politiche di accoglienza dei richiedenti asilo siriani in arrivo in Germania dalla rotta balcanica.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha chiarito che l’obiettivo del summit straordinario era quello di evitare che i diversi paesi sulla rotta balcanica continuassero a prendere decisioni unilaterali che si ripercuotono sugli altri paesi, come chiudere temporaneamente le frontiere. Nelle ultime settimane la chiusura da parte dell’Ungheria e della Croazia ha provocato il dirottamento non organizzato di centinaia di persone verso altri paesi come la Slovenia. “L’imperativo ora è offrire accoglienza”, ha detto Juncker. “Non è possibile che nell’Europa del 2015 le persone siano lasciate a dormire per strada”. Circa 250mila profughi hanno attraversato i Balcani dalla metà di settembre, la maggior parte di loro sono in fuga dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan.

Ecco cosa prevede il piano per punti

  • Centomila posti nei centri di accoglienza, di cui 50mila in Grecia e altri 50mila negli altri paesi del Balcani attraversati dai profughi.
  • Entro la prossima settimana saranno mandati 400 agenti di frontiera in Slovenia.
  • Sarà rafforzata nel mar Egeo l’operazione Poseidon, il pattugliamento delle coste turche e greche da parte dei mezzi dell’Unione europea.
  • Costringere la Grecia a identificare i profughi che arrivano sulle sue coste e facilitare le espulsioni dei migranti a cui non viene riconosciuto il diritto a chiedere l’asilo.
  • Un’unità di Frontex sarà schierata al confine tra Grecia e Macedonia e tra Grecia e Albania, per aiutare a identificare i profughi che non sono stati identificati in Grecia.
  • Rinforzare Frontex al confine tra Bulgaria e Turchia, e in Croazia.
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