Il presidente della camera dei deputati brasiliana Eduardo Cunha nella capitale Brasilia, il 3 dicembre 2015.

Cosa succederà dopo la messa in stato d’accusa della presidente in Brasile

Il presidente della camera dei deputati brasiliana Eduardo Cunha nella capitale Brasilia, il 3 dicembre 2015.
04 dicembre 2015 15:34

Il presidente della camera dei deputati del Brasile, Eduardo Cunha, ha autorizzato il 2 dicembre un’inchiesta parlamentare sulla presidente Dilma Rousseff. Rousseff ha definito inconsistenti le accuse di aver falsificato i bilanci del 2014 e del 2015 e di aver ricevuto finanziamenti illeciti in campagna elettorale. Se lo stato di accusa fosse approvato dai due terzi dei 512 parlamentari, Rousseff sarebbe destituita.

Cosa succede adesso?
Sarà istituita una commissione che valuti le accuse contro la presidente e poi i parlamentari dovranno votare se procedere con la destituzione. Basterà che un terzo dei parlamentari (170) voti contro l’impeachment, per bloccare l’intero processo: secondo il Partito dei lavoratori (Pt), la formazione politica di Rousseff, la presidente ha l’appoggio di 200 tra deputati e senatori. Tuttavia il Pt ha solo 66 membri in parlamento, e uno sconvolgimento delle alleanze potrebbe cambiare gli equilibri nell’assemblea.

Se non sarà bloccata dal voto parlamentare, l’inchiesta dovrebbe durare dai sei agli otto mesi. Durante il periodo di voto dei senatori Rousseff sarà sollevata dal suo incarico e sarà sostituita dal vicepresidente Michel Temer, che fa parte del Partito del movimento democratico brasiliano (Pmdb), la stessa formazione di Cunha.

Tuttavia, il Pt ha impugnato la decisione di Cuhna di mettere in stato d’accusa la presidente. Se un tribunale dovesse accogliere il ricorso, l’impeachment sarà fermato senza nemmeno farlo arrivare in parlamento.

Le accuse contro Cunha
Erano mesi che l’opposizione chiedeva a Cunha di permettere l’apertura di un’inchiesta sulla presidente. I suoi detrattori hanno un’idea chiara del perché l’abbia autorizzata solo adesso. La stampa, il governo e anche alcuni dei giuristi che hanno firmato le richieste d’inchiesta accusano il presidente della camera di aver usato il suo potere per una vendetta personale, visto che è tra gli indagati per corruzione nello scandalo della Petrobras, la compagnia petrolifera statale. Secondo i suoi critici, finora non avrebbe autorizzato l’indagine su Rousseff sperando di ottenere in cambio l’appoggio dei tre deputati del Pt che compongono la commissione incaricata di giudicare il suo coinvolgimento dello scandalo. Il 2 dicembre i tre parlamentari hanno annunciato che voteranno contro Cunha l’8 dicembre. Poco dopo il presidente della camera, intervistato in merito in televisione, ha annunciato che autorizzava la messa in stato d’accusa della Rousseff.

Il paradosso dell’inchiesta
Rousseff è accusata di aver modificato i bilanci del 2014 e del 2015 per poter aumentare la spesa pubblica oltre i limiti previsti dalla legge. Tuttavia il 2 dicembre il parlamento brasiliano ha votato a maggioranza assoluta una modifica della legge di bilancio che permette di aumentare il debito pubblico legalmente, dunque se la presidente facesse oggi ciò per cui è accusata non violerebbe nessuna norma. Secondo il governo permettere maggiori spese era l’unico modo per salvare il paese dalla paralisi economica.

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