Il senatore Ted Cruz, candidato alle primarie repubblicane per la presidenza degli Stati Uniti, durante una battuta di caccia al fagiano vicino ad Akron, in Iowa, il 31 ottobre 2015. (Mark Kauzlarich, Reuters/Contrasto)

I candidati repubblicani sono fedeli alla lobby delle armi

Il senatore Ted Cruz, candidato alle primarie repubblicane per la presidenza degli Stati Uniti, durante una battuta di caccia al fagiano vicino ad Akron, in Iowa, il 31 ottobre 2015. (Mark Kauzlarich, Reuters/Contrasto)
04 dicembre 2015 17:23

Negli Stati Uniti la National rifle association (Nra), la lobby che difende il diritto al possesso delle armi da fuoco, assegna una valutazione (da A a F) ai politici in base ai loro sforzi per sostenere la causa in parlamento. Dopo la sparatoria del 2 dicembre a San Bernardino, che ha causato 16 morti, tra cui i due aggressori, i candidati alle presidenziali hanno voluto esprimere le loro condoglianze alle famiglie delle vittime, ma solo i democratici l’hanno fatto sollevando il problema del controllo delle armi. Il Guardian ha messo a confronto le loro dichiarazioni con i voti dell’Nra.

I candidati repubblicani

Carly Fiorina. L’ex amministratore delegata di Hewlett-Packard ha criticato il presidente Barack Obama e la candidata democratica Hillary Clinton per le loro dichiarazioni a favore di un maggiore controllo sulle armi dopo la sparatoria di San Bernardino. Fiorina ha detto: “Sappiamo che tra le persone che non dovrebbero possedere armi negli Stati Uniti, meno dell’1 per cento è incriminato: invece di chiedere più leggi come vuole Clinton, perché non rafforziamo quelle che abbiamo già?”. L’Nra nel 2010 aveva assegnato a Fiorina un A sulla fiducia, perché la candidata repubblicana non ha mai partecipato a votazioni parlamentari sul controllo delle armi.

Marco Rubio. Il candidato repubblicano di origine cubana ha invece ottenuto un B+, sempre nel 2010. Nel caso della sparatoria di San Bernardino, Rubio si è limitato a dedicare un pensiero alle vittime.

Ted Cruz e Jeb Bush. L’Nra ha assegnato un A+ sia a Cruz, nel 2010, sia a Bush, nel 2002. Cruz ha sollevato la possibilità che la sparatoria del 2 dicembre sia legata agli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre, aggiungendo: “Anche se l’attuale amministrazione non se ne rende conto o non lo ammette, i nostri nemici ci hanno dichiarato guerra”.

Gli outsider Ben Carson e Donald Trump. Il neurochirurgo in pensione di Detroit, candidato repubblicano, non è mai stato eletto al congresso e dunque non rientra nella classifica dell’Nra, così come Donald Trump. Carson ha detto che la sparatoria di San Bernardino è stata un “crimine d’odio”, Trump ha elogiato il lavoro delle forze dell’ordine.

I candidati democratici

Molto diverso è il giudizio dell’Nra sui candidati democratici.

Hillary Clinton. Alla senatrice ed ex responsabile della diplomazia è stata assegnata una F. L’ex first lady, subito dopo aver ricevuto la notizia della sparatoria di San Bernardino, ha dichiarato sui social: “Ogni giorno novanta cittadini statunitensi muoiono a causa della violenza legata alle armi, che si tratti di omicidio, suicidio o di tragici ed evitabili incidenti. Ogni anno sono 33mila. È arrivato il momento di dire che faremo dei controlli all’origine”. Prima del dibattito tra i candidati democratici del 13 ottobre, l’Nra aveva criticato Clinton che poi aveva citato l’organizzazione tra i suoi principali nemici.

Bernie Sanders. Il senatore del Vermont, che si definisce socialista, ha sostenuto la necessità di un maggiore controllo sulle armi da fuoco dopo la sparatoria del 2 dicembre. Il tema è però stato finora uno dei punti deboli della candidatura di Sanders, che viene da uno stato rurale dove le armi sono molto diffuse e nei suoi trascorsi, anche da deputato, ha più volte votato per proteggere i diritti dei possessori di armi.

Per questo, l’Nra gli aveva attribuito una D- nel 2012, ma in precedenza gli aveva dato anche voti più alti: D+ nel 2004 e C- nel 2006. A luglio, in un’intervista alla Cnn, il candidato democratico ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di un dibattito ragionevole sul controllo delle armi: c’è chi non le ama, ma in questo paese ci sono anche milioni di persone che possiedono un’arma e rispettano la legge”.

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Claudia Grisanti
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